Oggi se parli d’Egitto…

Oggi se parli d’Egitto devi schierarti o con l’Esercito o con i Fratelli Musulmani. È una regola ormai: se credi in una società laica, dove le religioni e i credi hanno uguali diritti davanti alla legge, dove la fede rimane una questione personale e privata, se temi che nasca un clero anche nell’Islam, e che la lotta politica abbia come unico scopo la difesa dei diritti umani e non l’interesse di una sola parte, allora stai con l’Esercito e ti macchi del sangue dei martiri di Rab’a.

Se invece porti la barba per seguire la tradizione del Profeta, se credi nel Messaggio di Dio, e non negozi la tua morale, lotti contro la colonizzazione della tua terra e pretendi che il presidente da te eletto torni al suo legittimo posto, allora sei un islamista pericoloso e vai represso a tutti i costi.

Non si scappa: o bianco o nero, o bene o male. O con noi o contro di noi… La terza via, che poi era la prima all’epoca del 25 gennaio 2011, è circondata, schiacciata, fatta tacere.

Almeno qui in Italia, lontano dal rumore degli spari e dai proclami in arabo classico, abbiamo un po’ di lucidità per vedere le cose in una prospettiva diversa? Qualcuno ricorda ancora Khaled Said? E Wael Ghonim? Il Movimento 6 aprile? Forse no, perché oggi chi parla di Egitto spesso si atteggia e basta, sfoggia le proprie competenze da analista navigato, trastullandosi con una bandiera (qualsiasi essa sia: egiziana, islamica, palestinese). Questi esperti di plastica, borghesi annoiati, ubriachi di facebook, sono incapaci di fare qualcosa nella vita reale se non cliccare con l’indice della mano per postare la prima cosa che fanno finta di comprendere. Presumono (o forse il Potere li ha illusi) di essere informati, di avere in mano il Sapere.

Un detto arabo recita: “La conoscenza è nel cervello e non nei libri”.

Se usassimo un po’ più di cervello, smetteremmo di schierarci per o contro questo o quel dittatore, individuando nella sua persona tutto il bene o il male del mondo. Potremmo andare più in profondità, renderci conto della complessità della realtà, trovare le radici di molti malesseri. Con un po’ più di umiltà, invece di sparare affermazioni, ascolteremmo, rifletteremmo, analizzeremmo, metteremmo in discussione le nostre convinzioni. Studiare comporta sempre sforzo e tempo da investire.

L’Egitto è in mano a una dittatura: non è una novità! La gente ha sempre sopportato e supportato il potere, lo ha fatto cadere e lo ha ricreato. Dividersi per dimostrare di avere ragione non è un atteggiamento costruttivo ma fa solo il gioco di chi critichiamo, di chi ci governa e sfrutta, di chi ci vuole imbambolati, assopiti e narcotizzati davanti a uno schermo/specchio (eppure Platone aveva cercato di avvertirci). La parola araba Fitna esprime al meglio questa doppia accezione: generalmente essa indica la divisione all’interno della comunità musulmana, e significa allo stesso tempo “abbindolare” e “dividere”. Ci fanno credere che la nostra diversità, le nostre caratteristiche, la nostra personalità siano più importanti della comunità in cui viviamo, dei legami sociali e familiari. Ci hanno abituato al culto della personalità, del corpo, degli oggetti da possedere, e in base a questo ci dividono e ci controllano. Attraverso le farse elettorali ci fanno credere che ognuno di noi ha il Potere di scegliere il messia che ci salverà.

Molti hanno creduto che, caduto Mubarak, l’Egitto avrebbe conosciuto presto una rinascita economica, e politica. La gente ha fame di pane e libertà, ma la fame a volte non fa ragionare, non ti permette di pianificare, aspettare, riflettere, di avere pazienza. Abbiamo visto tanta violenza e confusione, un paese spaccato: oggi i Fratelli Musulmani sono considerati martiri dai loro sostenitori e terroristi dai loro avversari, una frattura su cui il Potere giocherá le sue prossime partite d’oppressione. Ma noi popolino continuiamo a dividere il mondo in buoni e cattivi: è evidente invece che se l’Esercito non ha mai smesso di governare in Egitto, è stato anche grazie all’appoggio dei leader dei Fratelli Musulmani. Viceversa: i Fratelli Musulmani hanno avuto la possibilità di esprimere una propria rappresentanza in parlamento e poi addirittura un Presidente solo attraverso un accordo col Governo militare. Chi ha pagato il costo delle violenze? La gente comune.

Uno dei protagonisti di The Square (il film sulla rivoluzione egiziana da poco arrivato anche in Italia), ricorda, con l’esperienza di 3 anni di lotta quotidiana:

“Non cerchiamo un leader che ci governi, poiché ognuno di noi a Piazza Tahrir è un leader, cerchiamo invece la nostra coscienza”.

 

Il trailer del filmThe Square

Mirko Vamvakinos

Osservatorio “La mia terra si racconta”. Attraverso questo osservatorio voglio parlare delle mie terre, quelle di origine (la Grecia e l'Italia) e quelle di adozione, descriverne i desideri e i sogni, i conflitti e le trasformazioni, raccontarne le storie e la Storia. Sono laureato in Studi Arabo-Islamici presso l'Orientale di Napoli, e attualmente vivo in Germania, dove lavoro e apprendo l'idioma indigeno. Sono appassionato principalmente di Storia, Arte, Lingue, Astronomia e… Calcio.
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