Ospedali psichiatrici giudiziari: una vergogna italiana prorogata altri tre anni

La scorsa settimana la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha proposto il rinvio al 1° aprile 2017 della chiusura definitiva degli Opg, già in precedenza prorogata a quest’anno.

L’emendamento (qui il testo completo), inserito all’interno della revisione da parte degli enti locali del cosiddetto decreto Milleproroghe (anch’esso un indecente unicum tutto italiano), è motivato dal ritardo nella costruzione delle ventuno strutture regionali chiamate a sostituire gli attuali sei ospedali psichiatrici giudiziari, ovvero le Rems (Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria). Il prossimo passo, una volta ratificate dalle regioni tale proposta, è la discussione del testo in sede di Conferenza Unificata tra Stato ed enti locali, nella quale tale proposta di slittamento non dovrebbe trovare ostacoli. La proposta di slittamento è già stata recapitata

Tradotto dal linguaggio burocratico, ciò significa che 990 persone resteranno per altri tre anni e tre mesi internate in condizioni disumane nei centri di detenzione situati nelle province di Caserta, Firenze, Mantova, Messina, Napoli e Reggio Emilia, che dal 1978 hanno preso il posto dei manicomi criminali, in realtà riproducendone le stesse caratteristiche ma sotto un altro nome. Luoghi che una Commissione d’inchiesta del Senato nel 2011 ha rivelato come inadatti ai loro obiettivi di cura e riabilitazione, che varie sentenze della Corte Costituzionale hanno di fatto obbligato a superare con misure alternative, e che Giorgio Napolitano aveva definito nel suo discorso di fine anno del 2012 «autentico orrore indegno di un paese appena civile».

Il nostro Maurizio Lombardi ci ha già parlato di queste strutture infernali sulle colonne di First Line Press nel suo osservatorio Qui nessuno è normale, dedicando vari articoli al tema del trattamento dei disagi mentali in Italia e denunciandone le contraddizioni e le indecenze.

Il mondo del terzo settore impegnato nelle campagne per la chiusura degli Opg, giudicati altamente lesivi dei diritti delle persone, si è subito fatto sentire contestando tale decisione di proroga del loro superamento al 2017. La Campagna Stop Opg vede nelle nuove strutture delle Rems non un’alternativa agli Opg ma una banale «regionalizzazione degli stessi», e lotta per l’abbandono della logica del “doppio binario” che separa il “folle reo” dai “sani”. Viene inoltre proposto lo «spostamento del finanziamento della Legge 9/2012 e dell’attenzione dei programmi regionali a favore dei “percorsi terapeutico – riabilitativi” , che assicurino il diritto alle cure e al reinserimento sociale», dando priorità ai Dipartimenti di Salute Mentale piuttosto che ai progetti di realizzazione delle Rems (che significano, tra l’altro, ingenti affari per i privati aggiudicatari degli appalti regionali, ndr). «Una ulteriore proroga della chiusura degli Opg – conclude Stop Opg – è inaccettabile senza introdurre precisi vincoli di legge che favoriscano le dimissioni e le misure alternative alla detenzione e pongano fine alle proroghe delle misure di sicurezza spesso motivate dalla mancanza di presa in carico da parte dei servizi nel territorio».

L’Associazione Antigone, impegnata per i diritti e le garanzie nel sistema penale, giudica la proroga «grave e inaccettabile, segno del fallimento delle istituzioni» in un comunicato giunto in redazione. «Quanto meno si usino i milioni previsti nella legge (quella del 2012 che prevedeva la chiusura degli Opg, ndr) per percorsi alternativi nei servizi territoriali delle Asl. Non avremo le nuove comunità ma aiuteremo chi si occupa del sostegno agli internati in modo non custodiale».

 

Va sottolineato, infine, che tale decisione non fa altro che aggravare l’alto tasso di disumanità voluto dallo Stato italiano, lo stesso che non risolve la questione del sovraffollamento delle carceri e che ha creato luoghi di detenzione e di assenza di diritti come i Cie.

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