Osservatorio sulla laicità: conquista democratica o islamofobia à la française?

François Hollande ha annunciato lo scorso 9 dicembre, in occasione dell’anniversario della legge del 1905 che ha tagliato i ponti tra la Chiesa e lo Stato francese, l’istituzione nel 2013 di un Osservatorio della laicità, che avrà il particolare compito di elaborare proposte per l’insegnamento della «morale pubblica» laica nelle scuole statali. Asserendo inoltre nel comunicato stampa che la legge sulla laicità del 1905 risponde perfettamente alle «sfide del tempo presente», l’inquilino dell’Eliseo rispolvera così una proposta già avanzata dall’ex presidente Jacques Chirac nel 2003 e mai realizzata.

Pur non conoscendo le reali intenzioni di Hollande, la proposta fa sorgere non pochi dubbi. Innanzitutto la legge sulla laicità di più di un secolo fa non sembra essere unanimemente riconosciuta come efficace, se si pensa al grande dibattito che puntualmente sorge in Francia su questioni legate al rapporto Stato-religione in occasione di provvedimenti ispirati proprio a questa legge (fra tutti, il divieto ai cittadini di «ostentare» simboli religiosi nei luoghi pubblici). Si sente spesso dire che la laicità è finita per diventare la vera religione di Stato della Francia, vista la quasi ossessiva insistenza su questo punto.

Un’insistenza che però spesso ha l’effetto contrario rispetto agli scopi di un Paese laico. Per definizione, uno Stato che si definisce in questo modo avrebbe il dovere di non appoggiare precise posizioni di tipo “etico” o “confessionale”, garantendo così a tutti i cittadini una pluralità di espressione delle proprie convinzioni religiose ed etiche. Invece il più delle volte accade che il comprensibile non posizionamento delle istituzioni finisce per diventare un obbligo anche per i singoli cittadini. E dalla garanzia di libertà e parità per tutte le opinioni si può cadere facilmente nella lesione di un diritto fondamentale come la libertà religiosa e, più in generale, di pensiero e di espressione delle proprie convinzioni. Il passo è breve.

La comunità musulmana di Francia, nel «tempo presente» (riprendendo il termine del comunicato) la manifestazione più visibile e “altra” del religioso, ha molte volte pagato lo scotto delle iniziative legislative e politiche sulla laïcité. Un principio ben affermato in Europa, ma spesso strumentalizzato proprio in funzione anti-islamica, soprattutto con la grande ondata tendente all’islamofobia che ha preso il via dopo l’11 settembre 2001.

Pensiamo a uno dei protagonisti della propaganda anti-islamica dei nostri giorni: Marine Le Pen, a capo dell’estrema destra del Fronte Nazionale. Già da un po’ di anni si sta proponendo come “paladina” della laicità della Repubblica Francese, sbandierandola a destra e a manca per poi arrivare al vero punto: attaccare la diversità, specie musulmana, per trarne profitto a livello elettorale. Basta guardare il suo programma elettorale per la candidatura alle presidenziali, che alla sezione “laicità” non fa altro che presentare una serie di problemi secondo lei causati dai credenti in Allah, per poi avvalorare anche la tradizione cristiana della Francia (alla faccia della laicità).

Sulla laicità punta molto anche uno strano gruppo, Riposte Laïque, che si dichiara di “sinistra” ma va di frequente a braccetto con l’ultradestra regionalista del Bloc Identitaire (Ricordate quei ragazzi di Nizza a cui tempo fa il leghista Borghezio consigliò di restare fascisti ma presentandosi come regionalisti? Ecco, quelli fanno parte del Bloc Identitaire). Alle manifestazioni contro moschee e ristoranti halal li vedrete sicuramente.

Anche il Partito Socialista a volte è caduto nella morsa della laicità espressa in funzione anti-islamica. Manuel Valls, attuale ministro dell’interno, il più vicino alla “destra” del Partito con posizioni molto rigide sui temi securitari, da sindaco di Evry aveva nel 2002 seguito la vague. Ha fatto chiudere un supermercato che vendeva solamente prodotti leciti per i musulmani (halal) con il pretesto che sarebbe stato discriminatorio verso i non-musulmani (vedi qui).

Nel 2013 scopriremo se questo Osservatorio sarà davvero un passo avanti per garantire una reale laicità, non slegata dai diritti individuali di tutti e tutte, o se anche il presidente socialista sarà caduto nella trappola della laicità a sfondo discriminatorio.

 

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