Palermo si smarca da interessi politico-economici e trasforma il gestore idrico in azienda di diritto pubblico

Lorenzo Giroffi

Continuiamo il viaggio italiano legato alla propria acqua, alla sua gestione ed al sogno di bene comune pubblico espresso col referendum. Lo facciamo legandoci ad alcuni processi in trasformazione. Siamo a Palermo, dove la concessione del servizio idrico è stata per anni ambigua. Posto nel quale sono stati chiari i rischi degli investimenti di aziende non direttamente legate al territorio, rafforzando così la convinzione che i gestori a capitale pubblico, ma di diritto privato, siano ostaggio di logiche diverse da quelle di un servizio prettamente conservativo e locale. Il desiderio che abbiamo raccontato a Torino ed il processo che si sta andando a consolidare a Napoli, rispetto alla nascita di aziende speciali di diritto pubblico, vede la stessa spinta a Palermo.

Nella città dagli intrecci storici ed il forte odore di Mediterraneo, ricostruiamo la storia della gestione acqua con l’efficace attività di Antonella Leto, del Forum siciliano Acqua Bene Comune.

Cosa è successo nelle scorse settimane a Palermo?

<<Come Forum abbiamo invitato diversi sindaci della provincia, il presidente dell’AMAP (gestore del servizio idrico dell’area), sindacati, esponenti della Provincia e della Regione, affinché ci si potesse confrontare sulla possibilità della gestione acqua, in provincia di Palermo, secondo la modalità partecipata. In quest’occasione il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha presentato la delibera, poi passata in Giunta, che permetterà la trasformazione di AMAP da società per azioni in azienda speciale. Questo è l’obiettivo che ha tutto il movimento nazionale del Forum Acqua Bene Comune ed infatti la richiesta è sempre allargata a tutti i Comuni, per far in modo che finalmente l’esito referendario del 2011 ( volontà di 27 milioni di italiani) trovi risposte. Palermo fa un passo importante perché avvia un processo di ripubblicizzazione e mette a riparo l’azienda da future esternalizzazioni>>.

Negli anni quali sono stati gli interessi politici che hanno minato la purezza del servizio e quali sono state le modalità di concessione?

<<La gestione del servizio idrico in Sicilia è stata ripartita ricalcando i confini provinciali, per costituire gli ambiti territoriali. Dunque la provincia di Palermo, dopo varie controversie, è stata affidata all’ATI (associazione temporanea di imprese), raggruppamento di aziende costituitesi poi in APS (Acque Potabili Siciliane). La gara di Palermo, ma come molte in Sicilia, è stata aggiudicata con un unico concorrente. Fu modificato il bando di gara dal Commissario Governativo,  Mazzola, che aveva redatto tutti i piani d’ambito. Quest’ultimo poi lasciò il suo ruolo da commissario durante la fase finale della gara, perché rappresentante anche di una delle aziende che si aggiudicava il servizio idrico a Palermo: Genova Acque. Tutto ciò nel 2007, quando Antonio Catricalà, Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiese alla Provincia di sospendere l’aggiudicazione in autotutela per i chiari conflitti d’interessi. Così l’allora Presidente di Provincia, Francesco Musotto, sospese la gara, ma solo simbolicamente, perché lo fece per un mese, dopo di che assegnò comunque il servizio idrico. Dunque la gestione nacque già piena di malumori ed infatti i sindaci contestarono tale decisione, negando la consegna delle reti idriche al gestore. Si ottenne un compromesso grazie ad una forte azione di lavoratori e sindacati delle aziende associate, che si spesero affinché Palermo città avesse un contratto di riserva per la gestione del servizio idrico nel proprio territorio e non nella provincia. Da quel momento venne a formarsi l’AMAP, società per azioni, che però oggi finalmente si avvia verso la trasformazione in azienda speciale>>.

A proposito degli investimenti a Palermo di società per azioni, comunque pubbliche, ma che son venute dall’esterno (la torinese SMAT e Genova Acque) quali sono stati i riscontri sul territorio e per le aziende stesse?

<<SMAT assieme a Genova Acque ed altri pezzi di società pubbliche importanti, attraverso APS, sono venute ad investire a Palermo. Sono tutte uscite malissimo da questa gestione. Sicuramente i debiti accumulati qui da SMAT li pagheranno i cittadini torinesi e questo è uno dei motivi per cui è perverso che delle società a capitale pubblico diventino imprenditori, andando ad investire in altri territori, con il rischio che a pagare altri esborsi siano i cittadini. Costruendo dei meccanismi per cui il privato che si aggiudica il servizio può svolgere, secondo il contratto, l’80% dei lavori, direttamente o attraverso i propri soci, fa in modo che non ci siano gare d’appalto, eliminando la concorrenza. Quindi la storiella che ci hanno fatto bere negli ultimi 20 anni, secondo la quale privatizzazione avrebbe implementato la concorrenza, l’efficacia ed il risparmio è assolutamente priva di fondamenta. I gestori non hanno fatto alcun investimento ed infatti ci sono provvedimenti giudiziari a loro carico, per opere che avrebbero dovuto compiere, ma che sostanzialmente hanno bypassato>>.

I forum per l’acqua pubblica sparsi in giro per l’Italia hanno attaccato il piano tariffario, temporaneo, nato a seguito del referendum, redatto dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas, chiamata a modellare i valori in bolletta sulla decisione popolare. Un’azienda di diritto pubblico, come diventerà l’AMAP, può svincolarsi da tariffe giudicate lontane da una gestione dell’acqua priva di profitto?

<<Speriamo che un’azienda di diritto pubblico possa svincolarsi, ma tanto lo verificheremo presto. Già il governo Berlusconi prima e quello Monti poi hanno tentato di scavalcare quella che è legge di Stato: il referendum. Le forze politiche nazionali hanno provato a rendere possibile la privatizzazione di alcuni servizi pubblici. È stato poi tutto bloccato dalla Corte Costituzionale. Ciò che è avvenuto in Italia con la nuova tariffa emanata dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas è scandaloso. Noi, come Forum italiano, abbiamo fatto ricorso contro la nuova tariffa, perché di fatti è un aggiramento dell’esito referendario, visto che il secondo quesito era proprio in funzione dell’eliminazione di quel 7% di remunerazione, che non deve più sussistere>>.

AMAP, società a capitale pubblico, ma comunque per azioni e di diritto privato, mutando in azienda speciale di diritto pubblico, in cosa sarà vissuta diversamente dai cittadini?

<<Cambia moltissimo perché un ente di diritto privato ha come vocazione il profitto mentre un ente di diritto pubblico ha quello del servizio. Una S.p.a. può essere in qualsiasi momento quotata in borsa o può vendere le proprie azioni, quindi messa sul mercato, mentre un’azienda speciale, che è un’azienda autonoma e di diretta emanazione del Comune, mantiene una gestione interamente pubblica. Inoltre può reinvestire nella stessa azienda gli eventuali guadagni, con un’azione compartecipata di utenti, lavoratori e cittadini>>.

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