Palestina, Al Fatah e Hamas creano governo di unità nazionale

Nella giornata di ieri in Cisgiordania si è insediato un nuovo Governo di Consenso Nazionale palestinese, nato dalla rinnovata riconciliazione tra Hamas e Al Fatah. I ministri hanno prestato giuramento a Ramallah di fronte al presidente Mahmud Abbas, anche conosciuto come Abu Mazen, che durante il suo discorso ha detto : “Oggi annunciamo la fine della divisione palestinese che ha danneggiato la nostra causa nazionale”. hamas_fatehIl presidente ha inoltre sostenuto che tale governo di unità nazionale, interesse di tutti i palestinesi, abbia il sostegno della comunità nazionale ed ha intenzione di attenersi alle linee imposte dal Quartetto (Onu, Ue, Russia e Usa): riconoscimento di Israele, rifiuto della violenza e mantenimento di tutti gli accordi attualmente presenti.

Tuttavia il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato il nuovo governo cercando di spingere anche il resto della comunità internazionale verso la stessa posizione ed isolarlo. Il presidente Barack Obama ha però annunciato l’intenzione di avviare una collaborazione con l’esecutivo di Abbas la sera stessa dell’insediamento. Il portavoce del dipartimento di Stato americano Jennifer Psaki ha infatti spiegato che il nuovo governo non include nessun membro affiliato con Hamas, l’organizzazione politica che detiene ancora oggi il controllo della Striscia di Gaza considerata da molte nazioni un’organizzazione terroristica, in quanto nel suo statuto contempla la cancellazione dello Stato di Israele tramite la jihad.

Hamas e Al Fatah sono in lotta tra loro dal 2007 dopo la vittoria del primo alle elezioni amministrative dell’anno precedente. All’epoca lo Stato palestinese visse una situazione di vera e propria guerra civile che si concluse con la spartizione dei territori: ad Hamas la Striscia di Gaza e ad Al Fatah la Cisgiordania. Tuttavia a partire dal abu2012 Abu Mazen ha rafforzato la posizione dello Stato palestinese richiedendone il riconoscimento prima al Consiglio di sicurezza dell’Onu (dove è stato bloccato dal veto Usa) e poi all’Assemblea generale. Nel novembre 2012 la sua richiesta è stata parzialmente accolta e la Palestina è diventata un Stato Osservatore, potendo così aderire a diversi accordi internazionali che potrebbero permetterle di accedere al Tribunale penale internazionale e denunciare le violazioni di Israele dei diritti dei palestinesi.

Se da un lato la maggiore incisività del presidente ha rallentato gli accordi di pace con Israele, che comunque sembravano bloccati già di loro, dall’altro lo ha reso più credibile per un dialogo con le frange più estreme di Hamas. E così nonostante le minacce di Netanyahu di bloccare gli accordi in corso di revisione il presidente è andato avanti e a fine maggio ha incaricato il primo ministro Rami Hamdallah di formare un nuovo governo di unità nazionale.

Impresa compiutasi ieri: dei nuovi 17 ministri 5 vengono da Gaza. Ci sono anche tre donne: Rula Maaya, ministro del turismo; Khawla Shakhshir, ministro dell’educazione e Haifa al-Agha, ministro per gli affari femminili. Il capo della diplomazia resta Riad al-Malki, nonostante alcuni iniziali alcuni dissensi da parte di Hamas. Il primo ministro Hamdallah sarà anche a capo del del ministero degli Interni. Per quanto riguarda il ministero dei prigionieri, proposto da Hamas per il momento rientrerà tra le responsabilità della presidenza del Consiglio, in attesa che l’Olp metta in campo una struttura dedicata.

abdel-bari-atwanTuttavia c’è chi si sente meno ottimista sul significato politico della riconciliazione avvenuta. Secondo Abdel Bari Atwan, editore del quotidiano pan-arabo Al Quds Al Arabi, il governo insediatosi rimane di fatto il governo di Abu Mazen, e la scelta di Hamas di scendere a compromesso con il presidente (che di fatto ha significato accettare tutte le sue condizioni) è un segnale della debolezza di questa organizzazione politica. Per l’opinionista infatti Hamas starebbe vivendo un periodo di crisi nell’amministrazione di Gaza, anche a seguito della caduta dei Fratelli Musulmani in Egitto. Da quel momento la Striscia di Gaza avrebbe subito la chiusura di una serie di tunnel sotterranei presso il valico di Rafah importantissimi per i flussi commerciali e ancora di salvataggio per l’economia dell’area. Inoltre Hamas stessa starebbe vivendo un momento di crisi finanziaria e così, sebbene inizialmente gli accordi non sembrassero siglati, all’ultimo momento è stata accolta l’installazione del nuovo Governo. E nel corso della contrattazione Hamas avrebbe ceduto su tutte le richieste inizialmente avanzate: ad esempio il caso del ministero dei prigionieri non realizzato, chiara concessione di Abu Mazen a Usa e Israele. Così come la conferma di Riad Al-Malki come ministro degli esteri. Ed infine anche per il ministero degli affari religiosi Hamas avrebbe presentato un candidato diverso che non è stato preso in considerazione. E non si può mai scordare come la riconciliazione delle fazioni palestinesi rimanga sempre oscurata dall’ombra di Israele. Basti pensare che dei nuovi 4 ministri di Gaza solo uno, Ziad Abu Amra, ha potuto partecipare alla cerimonia di insediamento perchè già presente a Ramallah. Gli altri tre non hanno ottenuto l’autorizzazione per uscire dalla Striscia. In altre parole secondo Abdel Bari Atwan se tra le due fazioni di Hamas, quella più radicale e quella più disponibile al compromesso è stata la seconda a prevalere, è perché sono lontane la forza e la popolarità raggiunte nel 2006, anno della vittoria delle elezioni. E Hamas ne è consapevole.

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