Palestina, si dimette il neo-premier. Era in carica solo da due settimane

Stupore a Ramallah, Al-Fatah non trova proprio pace. Il primo ministro Rami Hamdallah, nominato appena il 2 giugno scorso dal presidente dell’Anp Mahmoud Abbas e in carica dal 6 giugno, ha rassegnato oggi le sue dimissioni.

La notizia dell’inaspettata decisione arriva da fonti vicine al neonato governo palestinese, perdipiù come un fulmine a ciel sereno nelle stanze di Al-Fatah, in grande difficoltà e costretta, in aprile, ad accettare dopo vari tira e molla le dimissioni del precedente premier, Salam Fayyad. Quest’ultimo, nominato nel 2007 a capo di un governo di emergenza pro-tempore, è rimasto in carica per ben sei anni, fino al 1° giugno scorso. Sostenuto a livello internazionale dagli Usa e dalle grandi istituzioni finanziarie (ha studiato in Texas ed ha lavorato per Banca Mondiale e Fondo Monetario), Fayyad ha portato avanti la cosiddetta politica “fayyadista”, derivata appunto dal suo nome, basata sul risanamento economico in chiave assolutamente neoliberista e sulla lotta all’atavica corruzione dell’Autorità Nazionale Palestinese. Un modello preferito, da un lato, allo scontro politico armato con Israele, e, dall’altro, alle negoziazioni pacifiche: una “terza via”, insomma, lo stesso nome del partito da lui fondato nel 2005.

L’allontanamento di Fayyad dal posto di premier, che gli Usa nonostante le pressioni non sono riusciti a scongiurare, è scaturito prevalentemente dagli storici disaccordi con Abu Mazen e l’establishment di Fatah sulla politica interna e sulla gestione delle risorse finanziarie. Dopo due mesi di intense trattative, la scelta era caduta agli inizi di giugno proprio sul nome di Rami Hamdallah, ex rettore dell’Università Al-Najah di Nablus, accademico senza pregresse esperienze politiche né tessere di partito ma ritenuto vicino ad Al-Fatah (e perciò più “manovrabile” rispetto a Fayyad). Gradito a Washington e considerato da Gerusalemme “moderato e pragmatico” (qui il ritratto di Irene Tuzi per Frontiere News), fin da subito è stato contestato da Hamas e dalla sinistra palestinese (Fronte Popolare e Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina), che in Hamdallah hanno visto tutto fuorché il tanto auspicato e promesso “uomo della riconciliazione nazionale Fatah-Hamas”, proprio per le sue vicinanze a Fatah, Usa e anche Israele.

Michele Giorgio, in un articolo di qualche settimana fa su il manifesto, parlava giustamente di impotenza del nuovo come del vecchio governo (che hanno vari ministri in comune) di fronte alla recrudescenza dell’espansione coloniale israeliana, in particolare nella zona E1 di Gerusalemme Est. Citava anche l’annunciato ruolo di “premier di passaggio” di Rami Hamdallah. Un “passaggio” a dir poco breve, stando alla notizia delle così repentine dimissioni. Le quali – stando alle indiscrezioni riportate da Libération e NenaNews – sarebbero originate da disaccordi insanabili tra Hamdallah ed i suoi due vicepresidenti: Muhammad Mustafa , presidente del Fondo d’Investimento Palestinese (FIP) e consigliere economico di Mahmoud Abbas, le cui speranze di diventare premier (era tra i più accreditati) sono state frustrate proprio dal dimissionario Hamdallah, e Ziad Abou Amr, deputato e già ministro degli esteri nel primo governo a guida Hamas dell’Anp (2006, con Haniyeh premier). Sulla sua pagina facebook Hamdallah attribuisce invece la sua scelta a «interferenze esterne sui suoi poteri e le sue responsabilità».

In attesa dell’accettazione o del respingimento delle dimissioni da parte del presidente Anp Mahmoud Abbas (nonché della conferma sulle motivazioni dell’inaspettato passo), la situazione politica in Cisgiordania è sempre più nella confusione. Mentre resta il problema dei prigionieri politici palestinesi (ben documentato, dal campo, dal nostro Andrea Leoni) e di passi in avanti nella pacificazione (sia tra Hamas che Fatah, che tra Palestina e Israele) non si vede neanche l’ombra.

 

La notizia delle dimissioni anche sull’agenzia Reuters.

 

Bookmark the permalink.