Parigi val bene una conferenza per i talebani e il governo afghano

Si terranno in settimana nella regione parigina dei colloqui informali che faranno sedere allo stesso tavolo rappresentanti dello Stato afghano, ufficiali talebani, membri dell’Alleanza del Nord (storici oppositori degli “studenti” fondamentalisti) e altre forze sociali afghane. Oggetto delle conversazioni il futuro dell’Afghanistan e le prospettive di pacificazione, soprattutto una volta che le truppe della Nato avranno abbandonato il Paese nel 2014. Si tratta della prima volta dallo scoppio del conflitto nel 2001 che i talebani accettano di discutere con propri rappresentanti ufficiali con il governo di Hamid Karzai, considerato una sorta di marionetta nelle mani del vero dententore del potere: gli Stati Uniti. E infatti il gruppo tiene a mantenere le distanze: parteciperà alla conferenza per esporre le proprie posizioni, ma —assicura— non ha alcuna intenzione di intavolare una trattativa.

Tuttavia gli analisti internazionali vedono nella partecipazione di due pezzi da novanta del movimento talebano come Shahabuddin Dilawar e Naeem Wardak al meeting — organizzato dalla Fondazione per la Ricerca Strategica francese in collaborazione con il Quai d’Orsay e chiusa ai media, ai quali non sono stati comunicati né location né data— , una certa intenzione di essere coinvolti nei negoziati per il post-2014. Anche dal governo Karzai fanno sapere che potrebbero esserci conversazioni bilaterali con i talebani ai margini dell’incontro francese.

Non è ben chiaro se la Francia di Hollande avrà un ruolo nei colloqui, anche se il ministro degli esteri Fabius ha dichiarato che si ieri che il suo Stato si limiterà a dare ospitalità. Né è dato sapere se parteciperà qualche inviato del Pakistan, Paese confinante e attore fondamentale per la fine delle tensioni nella regione. I recenti avvenimenti non sembrano però promettere nulla di buono: lo scorso sabato 15 dicembre degli attentatori talebani hanno sferrato un attacco in prossimità dell’aeroporto di Peshawar, nord-ovest del Pakistan alla frontiera afghana. Bilancio del raid: nove morti, inclusi gli stessi cinque attentatori suicidi (Reuters).

 

La notizia nell’edizione inglese di Al-Arabiya e sul sito Dawn.com

 

 

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