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Pressenza – International Press Agency

 

Pressenza è un’agenzia stampa internazionale che ha il proprio focus su notizie inerenti ai processi di pace in tutti i cinque continenti. L’agenzia pubblica articoli e reportage scritti da squadre decentrate in tutto il continente europeo, in alcuni punti dell’America del Nord e del sud. Al momento si sta espandendo anche in Asia ed in Africa. Le pubblicazioni quotidiane sono in lingua inglese, italiana, spagnola, francese, portoghese e ungherese.

www.pressenza.com

 

Milano in Movimento

 

 

 

 

Milano in Movimento (MiM) è un progetto di informazione indipendente nato a Milano nel 2011. L’obiettivo del progetto è quello di diffondere informazioni sui movimenti giovanili, di stampo sociale e politico, presenti o in atto nella città di Milano, coinvolgendo gli stessi attivisti nella diffusione delle informazioni sulle proprie esperienze. Inoltre, il progetto è stato arricchito con altri contenuti su esteri, cultura, racconti. E’ stato creato un sito web e ad oggi il progetto è portato avanti da una redazione composta da circa 15 giovani di età compresa tra i 28 e i 35 anni, con diverse competenze. Nel tempo MiM ha intrecciato relazioni con altri collettivi e attivisti presenti in città e fuori. Gli strumenti di gestione del progetto sono ad oggi il sito internet, i social network e la mailing list, oltre a riunioni periodiche. Per auto finanziarsi MiM organizza periodicamente eventi culturali o musicali, in collaborazione con altre collettività di giovani presenti a Milano. L’obiettivo a lungo termine del progetto è quello di crescere, allargando la cerchia delle collaborazioni e diventando un punto di riferimento per l’attivismo, sia esso collettivo o individuale, presente nella città di Milano.

www.milanoinmovimento.com

 

Palestina Rossa 

 

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Diamo voce alla sinistra palestinese, ai movimenti popolari e a tutti coloro che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese.

PALESTINA ROSSA perché ci schieriamo apertamente, con determinazione e convinzione dalla parte della sinistra palestinese e della società civile.

PALESTINA ROSSA perché in Palestina, come negli altri paesi, vi sono diverse forze politiche che si confrontano e si fronteggiano come stanno facendo Hamas e ANP: noi non possiamo ignorarlo, né possiamo stare zitti.

PALESTINA ROSSA perché non ci stiamo a rimanere inermi a guardare, non ci schieriamo dalla parte di Hamas che detiene dei prigionieri palestinesi la cui unica colpa è quella di riferirsi ad altre realtà politiche e non siamo dalla parte dell’ANP, che imprigiona dei civili la cui unica colpa è di essere di Hamas o di altre formazioni. Condanniamo la loro collaborazione con le forze armate statunitensi e quelle sioniste, così come siamo contrari all’imposizione dei costumi, di una cultura viziata, delle regole imposte e non condivise con la società civile.

PALESTINA ROSSA perché abbiamo un sogno: che la Palestina sia libera dall’occupazione, ma potrà esserlo solo se saprà unire tutte le sue forze e tutto il popolo palestinese sotto un’unica bandiera, quella palestinese.

PALESTINA ROSSA perché crediamo anche in un altro sogno: che nella Palestina libera si possa vivere nella uguaglianza, che i credenti ed i non credenti possano godere degli stessi diritti, che vi sia parità tra i sessi.

PALESTINA ROSSA perché abbiamo deciso di mettere assieme la bandiera palestinese, simbolo dell’unità, e quella rossa, che per noi rappresenta la libertà, l’uguaglianza e la giustizia!

www.palestinarossa.it

 

Commonware

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Com­monware: è un nome apparentemente criptico e volutamente ironico. Lo abbiamo scelto per dileggiare i pac­chetti didattici delle aziende universitarie, i cosiddetti courseware, rovesciandone il senso dentro la libera coope­razione sociale. Lo abbiamo scelto, soprattutto, per nominare la sfida: costruire oggi una “formazione del comune”, cioè all’altezza della nuova composizione del lavoro vivo, immersa nelle lotte e nella materialità dei comportamenti collettivi.

Commonware nasce nel 2012 all’interno del progetto UniNomade, che di quella sfida ha provato a farsi carico. Su queste basi sono stati organizzati due laboratori seminariali dentro e contro l’università, quella di Bologna e del Bologna Process: “Da Marx all’operaismo” e “Stili della militanza”. Lo abbiamo fatto provando a sottrarci a un doppio rischio, sempre in agguato: la nostalgia delle radici e un presente senza storia. Lungo questa linea di fuga, perde ogni consistenza la contrapposizione tra “passato” e “futuro”: solo uno sguardo genealogico e radicalmente materialista può permetterci di mettere a critica concetti e forme organizzative oggi inutilizzabili e di inventarne di nuove, di attrezzare il pensiero e dirigere la pratica sui nodi irrisolti del presente.

In questi due anni, varie cose stanno mutando: la crisi morde in profondità e accelera in superficie, il general intellect viene rottamato, l’università delle conoscenze banalizzate e del declassamento permanente comincia a essere disertata dal lavoro cognitivo, i precari di seconda generazione non si sentono più defraudati del futuro, perché di quel futuro non ne hanno nemmeno sentito parlare. E, nel frattempo, la piccola macchina di UniNomade si è spaccata: la sua fine non coincide affatto, per fortuna, con l’esaurimento dei suoi presupposti e della sua sfida. Commonware, allora, di quel progetto vuole continuare non la forma ma la scommessa, riproporre non le soluzioni ma le domande: come organizzare reti indipendenti della produzione dei saperi, di autoformazione e conricerca, ovvero le istituzioni autonome dell’intelletto generale?

Perché scorciatoie non ce ne sono: l’intelletto è generale, o semplicemente non è. É da conoscere e crea conoscenza, continuamente si forma e produce formazione, già esiste e sempre diviene. Fuori da questa verità storicamente determinata, esiste solo il vano tentativo di autorassicurarsi nelle accoglienti pieghe del già noto. Piaccia o non piaccia, quel già noto non funziona più: indietro non si torna. La sfida davanti a noi, invece, la chiamiamo stile di militanza: uno stile da reinventare, collettivamente. Compiutamente transnazionale, Commonware si colloca perciò sul “medio raggio”, dove la teoria diventa azione e la pratica crea discorso. E allora, che cento Commonware sboccino!

www.commonware.org

 

Clash City Workers

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 è un collettivo fatto di lavoratrici e lavoratori, disoccupate e disoccupati, e di quelle e quelli che vengono comunemente chiamati “giovani precari”. La traduzione del nostro nome suona un po’ come “lavoratori della metropoli in lotta”. Siamo nati alla metà del 2009 e siamo attivi in particolare a Napoli, Roma Firenze e Padova ma cerchiamo di seguire e sostenere tutte le lotte che sono in corso in Italia.

Facciamo inchiesta e proviamo a dar voce a tutti quelli che stanno pagando questa crisi, attraverso il sito, la rassegna stampa, le interviste, le corrispondenze e le denunce che ci potete inviare…

Se siamo deboli, è innanzitutto perché non sappiamo quanto potremmo essere forti, non sappiamo quanti siamo e quante ragioni abbiamo. Noi vogliamo dare visibilità a quello che succede nel mondo del lavoro, alle violazioni dei padroni, alle situazioni lavorative in crisi. Proviamo ad essere megafono per le vittorie che lavoratori e lavoratrici conquistano colla lotta. La consapevolezza è il primo passo per fare valere i nostri diritti e la nostra forza. Anche per questoproponiamo analisi sulla situazione politica, cercando i reali problemi e le nostre esigenze. E per questo traduciamo materiali e diffondiamo anche qui in Italia le esperienze di lotta più significative che vanno avanti nel resto del mondo.

Ma il nostro collettivo non si limita solo a fare informazione e dibattito.
 Nel dare voce direttamente ai lavoratori e lavoratrici ci poniamo assieme a loro il problema dell’organizzazione delle lotte: evidenziare gli elementi politici che caratterizzano tutte le vertenze, mettere gli stessi lavoratori in contatto fra di loro, così che possano riconoscersi e fare fronte comune.
Secondo noi la lotta è l’unico cammino. Ma la lotta ha tante forme possibili e tanti piani.Per questo negli ultimi anni abbiamo costruito e partecipato a scioperi e cortei, abbiamo volantinato, organizzato assemblee pubbliche, attacchinato e fatto picchetti, abbiamo cercato di fornire supporto tecnico e aiuto materiale ai lavoratori che si mobilitavano, organizzando casse di resistenza, concerti di solidarietà, facendo inchieste che svelavano gli interessi padronali e permettevano a lavoratori e lavoratrici di contrattaccare sul piano politico giudiziario e mediatico, lanciando campagne “pubblicitarie” provocatorie – come quella contro IKEA – che hanno messo in crisi l’immagine di un’azienda o di un marchio.
Ma ancora tanto abbiamo da fare! Clash City Workers è un collettivo aperto a qualsiasi contributo esterno, a chiunque voglia fare informazione, a chiunque voglia costruire insieme interventi sui luoghi di lavoro, sviluppare e collegare le lotte dei lavoratori. Puoi contribuire in tanti modi! Non esitare a contattarci!

P.S.: Il nome Clash City Workers viene da canzone di una famosa band inglese di fine anni ’70, i Clash. In questa loro canzone si dice che non bisogna lamentarsi della propria triste condizione e del proprio insoddisfacente lavoro, ma bisogna organizzarsi per cambiare tutto radicalmente!

www.clashcityworkers.org