Pedalare forzatamente contro il Parkinson ed autismo nei bimbi vissuti nello smog

Proviamo a mischiare dati di una medicina speranzosa ed una che invece rabbrividisce. Naturalmente rimandiamo ad ambiti e letture più specializzate (consigliamo i due rapporti dai quali tiriamo fuori i dati a seguire). Stiamo parlando di come la nostra contemporaneità da un parte possa dare una prospettiva più morbida a chi è affetto da Parkinson e dall’altra possa preoccupare neo-genitori.

Secondo uno studio del Radiological Society of North America, quella che è rinomata per essere una malattia che intacca il sistema centrale, che dunque colpisce le capacità motorie, il Parkinson, ha una sorta di cura nella pedalata. Lo staff medico in questione, guidato da Albets Jay, ha constatato che, attuando un algoritmo forzato nel movimento, il Parkinson può essere alleviato. Questo algoritmo forzato in pratica è una sorta di costrizione alla pedalata per i pazienti. Molti potrebbero imputare a ciò una costrizione vicina alla tortura, ma per lo staff di Jay invece è una pista da non abbandonare, anzi da ampliare magari con l’utilizzo di altri sport come il nuoto.

Invece dalla Keck School of Medicine dell’Università della California, il professore Heather Volk mette in parallelo l’autismo nei bambini con l’inquinamento. Il dannoso binomio inciderebbe già dalla gravidanza. Volk precisa che i dati della sua ricerca non creano un dogma, nel senso che non è l’inquinamento delle città a provocare l’autismo, ma è sicuramente un forte deterrente, visto che i casi di affezione sono per lo più di bimbi nati in prossimità di autostrade. Heather Volk, in un’intervista rilasciata alla Reuters, ha riaffermato che non ci sono ancora dati certi in merito e che sono necessari studi ulteriori, anche perché il campo della relazione fattori ambientali-autismo non è stato per nulla esplorato (qui una bella infografica sul mutamento climatico).

Tornando alle ricerche sul Parkinson, che al momento non ha cure definitive e quest’ultima  neanche la si può definire tale, i ricercatori della Radiological Society of North America pensano che stimolare l’attivazione celebrale oltre la soglia del proprio comfort, quindi pedalare in una sorta di esercizio continuo (è stato utilizzato anche il tandem come escamotage, perché più difficile fermarsi senza conseguenze) possa far realizzare la connettività tra le due aree del cervello interessate alle attività motorie, ovvero la regione posteriore del talamo e la corteccia motoria primaria.

Più brusche invece le conclusioni delle ricerche dell’Università della California, che evidenzia come i bambini esposti nel primo anno di vita, o quando ancora in grembo, a particelle atmosferiche imbevute di miscele di acidi e metalli, in particolar modo al biossido di azoto prodotto appunto dai veicoli a benzina, possano  incorrere  nello sviluppo dell’autismo.

A breve First Line Press ospiterà un blogger che esplorerà prospettive diverse del mondo dei diversamente abili

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