Per i rifiuti si sceglie la strada breve: bruciarli nei cementifici

Di certo non sono attesi slanci di onestà in campagna elettorale e neanche una silenziosa consapevolezza a riguardo della salute dei cittadini. Tuttavia il Decreto Presidenziale dello scorso 26 Ottobre, che regolamenta la combustione dei rifiuti negli impianti adibiti a cementifici, andrebbe discussa pubblicamente, oltre ogni retorica. Il campo è sempre il solito: gli interessi, chi nasconde le soluzioni, chi attacca isterici ambientalismi a dispetto del lavoro ed ecc … Un precedente decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, del Luglio 2012, aveva già liberalizzato la produzione di energia prodotta da impianti a biomassa agricola.  Ad Ottobre però si è andato oltre l’utilizzazione energetica derivante dal combustibile derivato rifiuti (C.D.R.), che ha trovato un nuova definizione C.S.S. (combustibile solido secondario), che non ha più una classificazione da rifiuto urbano, ma da rifiuto speciale, quindi non è più obbligatorio smaltirlo all’interno dei confini regionali, dove è stato prodotto, perché considerato vero e proprio prodotto industriale, libero di circolare e pronto a sostituire i combustibili che tradizionalmente finivano all’interno dei cementifici.

Tutto ciò sembra una tremenda scorciatoia, che da un lato limita l’avvio industriale del riciclaggio e dall’altro dà ai cittadini l’ennesima certezza di avvelenamento, con polveri sottili nell’aria e patologie cancerogene già note a chi vive nei pressi di cementifici, pronti a bruciare anche rifiuti.

Non che gli inceneritori siano rose prive di rischi, ma addirittura bruciare rifiuti lì è meno dannoso che farlo nei cementifici, perché almeno dotati di sistemi che eliminano in parte le polveri. Inoltre gli inceneritori hanno anche limiti di emissioni più alti. Molti cementifici in Italia sono proprio a ridosso di centri abitati, come Barletta e Taranto in Puglia, Rezzato in Lombardia, Maddaloni in Campania, Coleferro nel Lazio e Monselice in Veneto, pronti a far riesplodere nuove contaminazioni.

Centocinquanta associazioni locali, regionali e comitati cittadini hanno indetto una campagna nazionale, “Legge Rifiuti Zero”, che è pronta a lottare per bloccare il decreto, che deve passare l’esame della Commissione Ambiente, con al vaglio anche il Testo di Legge Iniziativa popolare che fino al 2020 prevede la moratoria per inceneritori e cementifici che utilizzano rifiuti.

www.zerowastelazio.it è il sito web della campagna

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