Perché i giovani europei non si rivoltano più?

Costas Lapavitsas e Alex Politaki

Negati i sogni di istruzione e lavoro, i giovani sono stati privati di energia ribelle. Ma la loro rabbia sta crescendo.

 

Nel dicembre del 2008, ad Atene, un “agente della sicurezza speciale” uccise un giovane studente, scatenando manifestazioni, scioperi e sommosse. I giovani erano nella prima linea delle proteste, in un paese con una lunga tradizione di partecipazione dei giovani nei movimenti sociali e politici. Vari commentatori in quel momento parlavano di una “ribellione giovanile”.

Alla fine del 2009 è parso chiaro che la Grecia aveva vissuto in un periodo di falsa prosperità e fosse in effetti in bancarotta. Il paese è poi caduto nella morsa della troika: UE, FMI e la Banca Centrale Europea. A seguito delle severe misure di austerità nel 2010-11, vi furono, ancora, manifestazioni di massa e scioperi che si conclusero con il “movimento delle piazze” – proteste contro la distruzione della vita privata e sociale. I giovani erano di nuovo l’elemento che prevaleva, dando entusiasmo e spirito al movimento.

Poi non ci fu nulla. Quando il disastro economico e sociale ebbe inizio nel 2012 e nel 2013, i giovani della Grecia sono diventati invisibili nella vita sociale ed economica. I giovani sono stati in gran parte assenti dalla politica, dai movimenti sociali e persino dalle spontanee reti sociali che hanno affrontato la parte peggiore della catastrofe. Nel quinto anniversario degli eventi del 2008, solo qualche centinaio di giovani ha manifestato nei centri urbani greci. Non c’era nessuna tensione, nessuna passione, nessun sentimento: solo processioni stanche che ripetevano slogan ben noti. Dove erano i diciassettenni di cinque anni fa?

Esempi simili possono essere osservati in diversi altri paesi europei, anche se forse non così estremi. Cosa stanno facendo i giovani del Portogallo mentre le strutture sociali del paese continuano a crollare? Dov’è la gioventù della Francia mentre il paese scivola ulteriormente in stagnazione ed irrilevanza? E, più vicino a casa, dove sono i giovani britannici mentre il governo di coalizione ha perseverato con le sue politiche di austerity?

La risposta sembra essere che la gioventù europea è stata colpita da un “doppio smacco” legato al problematico accesso all’istruzione e dall’aumento della disoccupazione, costringendo i giovani a fare affidamento sul sostegno della famiglia e limitando così la loro indipendenza. Incerti per il futuro, preoccupati per lavoro e alloggio, i giovani d’ Europa non hanno fiducia nei partiti politici. Significative parti di loro sono state già attratte dalle estremità nichiliste dello spettro politico, compresi vari tipi di anarchismo e fascismo. La sinistra, tradizionalmente una casa per le radicali aspirazioni dei giovani, ha perso il suo fascino.

Take education. Come la crisi greca si è intensificata, un gran numero di studenti sono stati costretti ad accelerare o addirittura ad interrompere i loro studi. Non ci sono rilevanti indicatori ufficiali di queste tendenze, ma prove empiriche abbondano e si sposano con le altre statistiche complessive. Nel 2008 le famiglie greche hanno speso, in media, il 17 % del loro reddito disponibile nell’istruzione e le famiglie a basso reddito oltre il 20 %. Questa era già una percentuale elevata, che riflette l’importanza tradizionalmente posta sull’istruzione scolastica nella società greca. Quando si è aperta la crisi e nel corso dei cinque anni successivi la percentuale è raddoppiata, rendendo l’istruzione un peso insostenibile.

L’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo ha riferito che, nel 2011, il 15 % delle persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni non stava studiando, non era occupata né si stava formando professionalmente. In Grecia, Irlanda, Italia e Spagna questa percentuale era del 20%, e gli ultimi dati dell’UE indicano che nel 2012 le cose peggiorarono nei tre paesi del sud.

Le condizioni sono ancora più dure rispetto al lavoro. La disoccupazione giovanile in Europa è leggermente sotto del 25 %, già un numero enorme, mentre in Grecia e in Spagna ha raggiunto cifre incredibili, in prossimità del 60 %. Il collasso dell’occupazione giovanile non è chiaramente il risultato di un maggior numero di giovani in cerca di occupazione, dal momento che il numero di giovani in Europa, come percentuale della popolazione, sta diminuendo rapidamente. La disoccupazione giovanile è in aumento perché le economie europee non riescono a generare un numero significativo di posti di lavoro. Per coloro che hanno meno di 25 anni non ci sono posti di lavoro nei paesi del sud e ne rimangono pochi decenti in quelli del nord. La disoccupazione giovanile di massa è una realtà in tutta Europa e le cose sono tutt’altro che rosee anche in Germania, la presunta vincitrice degli ultimi anni.

Il doppio smacco sembra aver minato l’energia ribelle dei giovani, costringendoli a cercare un maggior aiuto finanziario dai genitori, sia per l’alloggio che per la vita quotidiana. Questa tendenza è alla radice dell’attuale paradosso dei giovani in Europa. C’è poca povertà estrema, e i giovani sono relativamente protetti e ben formati, ma il loro lavoro non è apprezzato, i loro sogni di istruzione sono negati e la loro indipendenza è limitata. Di conseguenza la frustrazione è cresciuta. Eppure non si riesce a trovare uno sfogo nei partiti tradizionali, compresa nella sinistra, che risulta a molti giovani troppo timida. Anche in Grecia, dove l’opposizione ufficiale di Syriza – il partito della sinistra – si sta preparando per il governo, i giovani guardano con diffidenza ad un partito che non sembra disposto a prendere provvedimenti radicali.

Problemi che non possono continuare indefinitamente lungo queste linee. La frustrazione sta crescendo sia tra i giovani che tra i loro genitori. Ma se chi fa politica rifiuta di riconoscere il problema, il gran cambiamento potrebbe essere tardato per un lungo periodo. Il risultato sarebbe un massiccio accumulo di cupa rabbia in tutta Europa, con esiti imprevedibili. Coloro che hanno a cuore lo sviluppo sociale ne prendano atto

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