Periferie in fumo

Potrebbe sembrare l’ennesimo atto di violenza che accade in periferia. L’ennesimo atto violento, la rivolta dei poveri, degli ultimi, degli oppressi. E continuare così coi luoghi comuni.
Quello che sta accadendo in questi giorni a Stoccolma, non ha precedenti in questo paese di lunga e sedimentata immigrazione.
Ci troviamo a Husby, sobborgo di Stoccolma popoloso e popolato per l’80% circa da immigrati (per lo più turchi, libanesi, siriani, iracheni e somali). Un quartiere, come tanti altri, costruito negli anni 70 a seguito del piano « Milione » nome comune di un ambizioso programma di alloggi attuato in Svezia tra il 1965 e il 1974 dal Partito Socialdemocratico Svedese per assicurare ad ognuno un’abitazione ad un prezzo ragionevole e che si proponeva di costruire 1 milione di nuove abitazioni in quel decennio.
Come recita Wikipedia : « Uno degli obiettivi principali, anche se alla fine senza successo, era quello di mescolare e integrare i diversi gruppi di famiglie attraverso la miscelazione dei possedimenti territoriali».

Il risultato ottenuto è stato quello di creare invece l’ennesimo quartiere ghetto ad alto tasso di criminalità di pari passo con la segregazione razziale. Veniamo ai fatti riportati dal Corriere del Ticino:

« Il 14 maggio scorso, viene ucciso in strada dalla polizia svedese un uomo di un uomo di 69 anni che brandiva un machete. Le forze dell’ordine hanno dato due versioni dei fatti. Una prima secondo la quale l’anziano era morto in ospedale per le riportate, la seconda con l’ammissione del decesso avvenuto per strada dopo che era stato abbattuto a colpi d’arma da fuoco dagli agenti. Molte persone che avevano assistito all’episodio e soprattutto i militanti dell’organizzazione giovanile Megafonen avevano chiesto il perché di una violenza così dura da parte della polizia. “Era un uomo anziano con una lama di fronte ad una ‘gang’ di agenti di polizia pesantemente armati…Davvero dovevano ucciderlo?”, aveva detto un vicino dell’uomo al giornale Aftonblad. »

Ora date queste premesse, in questi giorni, sono in atto scontri tra giovani e polizia, sassaiole da una parte e cariche dall’altra. Il gruppo giovanile Megafonen, attivo da anni nel quartiere per ridare voce agli abitanti di Husby, ha indetto una manifestazione a cui hanno partecipato centinaia di persone e varie associazioni della zona, ha inoltre provato a fare una riflessione in merito :

« Dobbiamo tenere a mente che quest’area ha il più alto tasso di disoccupazione in Svezia. I giovani qui non hanno grandi prospettive per il futuro, e c’è frustrazione tra i giovani di qui ; non hanno molta fiducia nelle autorità. Dobbiamo capire i motivi soggiacenti a queste rivolte e capire perché stanno succedendo. Dobbiamo capire la situazione, muoverci e trovare possibili soluzioni ».

La riflessione può essere fatta anche per decine e decine di quartieri delle nostre città, dove maggiormente si sente la crisi. Quelle parole non spiegano solo la realtà svedese. Restiamo attenti

Per una visione attraverso le immagini guarda qui
Sento l’antico spasimo
- è la terra
che sotto coperte di gelo
solleva le sue braccia nere -
e ho paura
dei tuoi passi fangosi, cara vita,
che mi cammini a fianco, mi conduci
vicino a vecchi dai lunghi mantelli,
a ragazzi
veloci in groppa a opache biciclette,
a donne,
che nello scialle si premono i seni -

E già sentiamo
a bordo di betulle spaesate
il fumo dei comignoli morire
roseo sui pantani.
Nel tramonto le fabbriche incendiate
ululano per il cupo avvio dei treni…
Ma pezzo muto di carne io ti seguo
e ho paura -
pezzo di carne che la primavera
percorre con ridenti dolori

(Antonia Pozzi- Periferia- poesia del gennaio 1938)

 

di Filippo Cambise

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