Prigionieri a imminente rischio di esecuzione in Iran

Risale a due giorni fa -22 febbraio- la lettera che Zaniar Moradi, prigioniero politico di origine kurda rinchiuso nel carcere di Rajai-Shahr in Iran, ha indirizzato all’International Committee Against Execution (ICAE).

 

Stanotte staró sveglio insieme al mio “compagno d’anima” Loghman che condivide lo stesso mio destino. Fate tutto ció che potete per evitare che ci uccidano,

 

scrive Zaniar.

 

Siamo cugini ma la gente pensa che siamo fratelli. Abbiamo lo stesso cognome. I nostri destini sono intrecciati… siamo una cosa sola. Condividiamo uno dei legami più profondi. Ho pensato molte volte al freddo giorno in cui ci impiccheranno uno vicino all’altro. Rifletto su come la gente possa guardarci morire appesi e non provi orrore.

 

La lettera è stata scritta per allertare l’opinione pubblica sull’imminente rischio di esecuzione che riguarda Loghman Moradi, condotto la mattina di ieri, intorno alle 6, all’esterno del carcere per comparire davanti ad un tribunale. Forse per l’ultima, fatale volta.

loghman zaniar moradiZaniar e Loghman Moradi sono stati arrestati nel 2009 con l’accusa di essere “nemici di Dio” e “corruttori sulla terra”. Questi reati, insieme a quelli connessi agli stupefacenti, sono spesso utilizzati dall’Iran per perseguire con la pena di morte chi si oppone al Governo, in particolare gli appartenenti alla minoranza kurda che è considerata come una minaccia per l’integrità della Repubblica Islamica. Le esecuzioni vengono effettuate principalmente tramite impiccagione, che avviene a volte davanti a una gran folla.

Il 4 Novembre 2013, altri quattro prigionieri kurdi nel braccio della morte (Jamshid Dehghani, suo fratello Jahangir Dehghani, Hamed Ahmadi e Kamal Molayee) hanno cominciato uno sciopero della fame per protestare contro le accuse loro inflitte, le stesse dei cugini Moradi. Dal 30 dicembre 2013 hanno perso più volte coscienza e le loro condizioni sono ora estremamente critiche.

iranhangingsSecondo Amnesty International, dall’inizio del 2014 l’Iran ha compiuto 40 esecuzioni -21 riconosciute ufficialmente dalle autorità ed altre 19 segnalate da fonti affidabili quali organizzazioni che si occupano di diritti umani. All’interno delle prigioni iraniane vengono praticate anche brutali torture, raccontate in numerose lettere che i detenuti inviano all’esterno nella speranza di essere ascoltati. Tutto ció avviene nel più completo silenzio da parte dei media occidentali ma le esecuzioni praticate dall’Iran come strumento di repressione politica si rivelano inaccettabili, soprattutto per un paese che sta tentando di riabilitare la sua immagine di fronte al resto del mondo.

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