Profughi dell’Emergenza Nord-Africa occupano l’ex Villaggio Olimpico a Torino

Prime conseguenze di scelte politiche scellerate

Un ex Villaggio Olimpico disabitato, centinaia di alloggi lasciati vuoti e abbandonati a se stessi, dopo la fine dei giochi di Tornino 2006, e circa 140 milioni di euro sprecati. Questo il palcoscenico di un’altra triste storia tutta italiana.

Nella mattinata del 30 marzo, poco più di un centinaio di profughi di varie nazionalità, rimasti senza un alloggio dal 28 Febbraio, giorno in cui il Governo italiano ha decretato la fine dell’Emergenza Nord-Africa, hanno occupato quello che restava del fastoso villaggio torinese.

Un permesso umanitario della durata di un anno, 500 euro e l’impossibilità di lasciare l’Italia a causa della Convenzione di Dublino. Questo il destino toccato a migliaia di profughi, scappati o costretti a farlo, all’indomani dello scoppio della guerra in Libia due anni fa. Uomini, donne e una decina di bambini che hanno deciso di prendersi da soli uno spazio vitale in cui vivere, nonostante fossero rifugiati politici e per tanto soggetti a cui dovrebbe essere riservato un trattamento completamente diverso. Prima dell’occupazione, infatti, vivevano nei due centri di accoglienza della città di Torino, rispettivamente in via Aquila e via Calabria e in quello di Settimo Torinese, strutture da cui sono stati gentilmente cacciati fuori a fine febbraio.

Promesse non mantenute, inefficienze, un’organizzazione improvvisata affidata alla Protezione Civile e un business di circa un miliardo e 300 milioni di euro che ha permesso ad albergatori impreparati e a varie strutture dell’ultima ora di arricchirsi sulla loro pelle. Questo il risultato di un assistenzialismo fine a se stesso e che non ha garantito a queste persone alcun percorso di inserimento nella nostra società. Il tutto si è concluso con pochi spiccioli e una firma su un documento che liberava lo Stato italiano da ogni responsabilità nei loro confronti.

Torino è stata solo la prima città, le conseguenze delle scelte scellerate fatte per affrontare l’Emergenza Nord-Africa si vedranno con il tempo.

di Mariarita Cardillo

Mariarita Cardillo

Sono nata in un Paese in cui avere il colore della pelle diverso è ancora un problema. In una Terra che mescola parole con pregiudizi, dove immigrato è sinonimo di clandestino, e clandestino è troppo spesso uguale a sfruttamento, lavoro nero, schiavitù. Scrivere di immigrazione non è facile. Non ho nessuna pretesa, solo raccontarvi cosa succede dove gli altri non guardano.
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