Prove di riconciliazione in Palestina?

Ieri l’incontro al Cairo tra le due forze politiche dello Stato palestinese: Fatah e Hamas. I due leader rappresentativi, hanno ripreso i colloqui dopo che Fatah aveva festeggiato a Gaza l’anniversario della fondazione. 

Segnali di distensione si erano visti quando venerdì scorso, centinaia di migliaia di sostenitori di Fatah hanno partecipato alla celebrazione del quarantottesimo anniversario di questo movimento nella Striscia di Gaza, in un evento senza precedenti da quando Hamas ha preso il controllo della zona. Permesso che al contempo stesso lo scorso dicembre, l’Anp (Autorità Nazionale Palestinese) ha permesso ad Hamas di festeggiare il venticinquesimo anniversario in Cisgiordania (per la prima volta in cinque anni).

Ma quello che rimane nello sfondo della discussione nella capitale egiziana, che continua ad essere centro politico del mondo islamico, è che le delegazioni guidate da Mahmoud Abbas da una parte e dal leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal abbiano semplicemente rilanciato un vecchio accordo tra i due movimenti, del 27 aprile del 2011, che durò poco a causa di differenti attuazioni.

La lontananza tra le due forze è evidente. Tutto ciò perché mentre  a Il Cairo avvengono colloqui a Gaza, una corte militare ha condannato a 15 anni di prigione Zaki al-Sakani appartenente al gruppo delle Brigate al-Aqsa (gruppo associato a Fatah). Già arrestato nel 2008 ha una storia molto particolare: la polizia israeliana ha tentato più volte di assassinarlo e le accuse mosse dal giudice sono di possesso illegale di armi ed esplosivi. Tutto ciò arriva poche ore prima dell’incontro a Il Cairo e non si fanno attendere i commenti di Fatah, che giudica la sentenza come ingiusta e come effettivamente sia Hamas a non volersi riconciliare.

L’incontro tra i due leader comunque sia è proseguito e si è parlato di vari aspetti dell’accordo, come per esempio la formazione di un nuovo governo di unità nazionale. L’inserimento di un nuovo governo composto da Mahmoud Abbas e da altri tecnici che poi fungerebbero da supervisori per le nuove elezioni presidenziali e legislative.

L’Egitto, invece, con Morsi ha promesso nell’incontro privato con Abbas che apporterà “azioni volte a porre fine al blocco di Gaza e per di aiuto per i palestinesi data la loro crisi finanziaria, intervenendo con l’aiuto di donatori e fratelli arabi” come ha spiegato Azal al-Ahmad, uno dei responsabili della delegazione di Fatah.

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