Putin e la libertà russa

Ne scrive oggi Adriano Sofri sulla Repubblica, si parla della libertà di opinione e di come le Ong vengano monitorate molto bene dai servizi segreti. L’impressione non è proprio quella di vivere in uno stato completamente libero e a testimonianza di ciò ci sono le migliaia di persone che nonostante la repressione (basti vedere cosa stanno scontando le Pussy Riot in carcere) scendono in piazza.

Si potrebbe dire, chi ami il sarcasmo, che il presidente Putin sia un gran fautore della trasparenza. «Dicano da dove prendono i soldi!». Quelli che devono dirlo sono le Organizzazioni non governative russe, che hanno l’imprudenza di controllare e denunciare i brogli elettorali, le intimidazioni e le malefatte contro la libertà di stampa e di parola, le torture e le “scomparse” nel Caucaso. Dallo scorso 20 novembre è in vigore in Russia la legge cosiddetta degli “agenti stranieri”: notevole, se non fosse tragica, per la sua comicità. Tragica, se solo ci si ricorda delle centinaia di migliaia di vittime russe dello stalinismo, tacciate d’essere al soldo straniero; e dell’impiego dello stesso epiteto ai danni dei dissidenti fino alla fine dell’Urss. Comica, se ci si ricorda della carriera di Vladimir Putin, a meno che la fratellanza internazionalista non esimesse un agente del Kgb nella Ddr dalla reputazione di agente straniero. (A quanto pare, in Russia su 1200 funzionari del più alto grado, dal presidente in giù, 800 provengono dal Kgb/Fsb). Continua a leggere qui…

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