Quando manca il Tmb, caos di rifiuti nel Lazio

Ancora caos dei rifiuti nel Lazio. Camion carichi di monnezza viaggiano sulle strade della Regione portando avanti e indietro rifiuti indifferenziati da un’area all’altra, alla ricerca di invasi che non trasbordino, e spesso accontentandosi di molto meno.

Il problema non è semplicemente la chiusura di Malagrotta, la discarica più grande d’Europa, dove per decenni sono finiti i rifiuti di Roma, Ostia e Ciampino. Sebbene il suo recente esaurimento da mesi ha innescato una “totodiscarica” tra i territori della provincia per quella che potrebbe trasformarsi in una futura Malagrotta bis, il problema più scottante in questo momento è un altro: la scarsità di impianti di Trattamento Meccanico Biologico (Tmb).impianto_tmb_rifiuti_discarica

Nel gennaio 2013 infatti un decreto dell’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini recepì la procedura d’infrazione della Commissione europea a carico della Regione Lazio 4021/2011 che impedisce lo smaltimento in discarica di rifiuti non trattati. Dal 25 di quel mese diventò illegale smaltire in discarica il rifiuto “tal quale” e il ministro nominò commissario d’emergenza Goffredo Sottile, col compito di individuare fuori Roma gli impianti Tmb a cui mandare i rifiuti indifferenziati che la Capitale non era in grado di trattare nei 4 a disposizione. La diaspora dei rifiuti è allora iniziata, direzionandosi verso Albano Laziale, Colfelice, Frosinone, e anche altre Regioni con la promessa, a cui in pochi credevano, di tornare indietro dopo il trattamento.

Oggi il problema è ulteriormente aggravato: a partire dal 15 febbraio la discaricaProtesta_Apertura_Discarica_Inviolata dell’Inviolata di Guidonia Montecelio è stata chiusa dalla Regione Lazio con l’ordinanza n. 46 emessa il 12 febbraio. La Pisana ha infatti diffidato la società che la gestisce, la Colari-Ecolitalia ’87, ad accogliere ancora rifiuti indifferenziati, in rispetto del decreto dell’anno scorso. Un provvedimento provvisorio, dal momento che le speranze del gestore sono quelle di completare, all’interno dell’area della discarica, un impianto Tmb a partire dal 14 marzo, e quindi riattivare il flusso di entrata recuperando nell’area più vecchia della discarica lo spazio per 10mila nuove tonnellate di rifiuti trattati. Quelli che entravano nell’Inviolata, prodotti dai 51 comuni limitrofi, vengono ora sversati momentaneamente a Colfelice, e lo stesso macchinoso processo si è ripetuto a Civitavecchia, che sta direzionando i suoi verso la già satura discarica di Albano Laziale, i cui preoccupanti dati sull’inquinamento della falda locale stanno facendo scandalo proprio in questi giorni.

Ma non finisce qui. Il sindaco di Guidonia Montecelio Eligio Rubeis si è infatti opposto alla provvisorietà di questa chiusura e, in virtù dell’emergenza sanitaria prodotta dall’Inviolata, ha firmato il 12 febbraio una ordinanza con cui chiude in maniera definitiva la discarica. Il Comune di Guidonia Montecelio è già abbastanza autonomo nella gestione dei propri rifiuti, sono gli altri comuni dell’Ato ad essere messi in crisi dall’ordinanza. Ad esempio il Comune di Subiaco ha lanciato un appello ai propri cittadini affinché la raccolta differenziata venga fatta con più solerzia, per limitare l’aumento delle tariffe che il conferimento a Colfelice produrrà (smaltire lì i rifiuti indifferenziati costa 200 € a tonnellata contro i 120 € dell’Inviolata). Ma la capacità del Comune di Guidonia Montecelio di decidere autonomamente sulla chiusura della discarica è tutta da verificare: lo stato di costante emergenza in cui verte la Regione potrebbe in qualsiasi momento produrre decreti dall’alto che riducono le autonomie politiche locali.

Paradossalmente questo cambio di gestione delle discariche, prima riempite di rifiuti tal quale e ora di rifiuti trattati, oltre a generare l’odierno caos non promette un futuro minor impatto ambientale. Gli impianti Tmb regionali infatti non producono in uscita rifiuti “differenziati” e riutilizzabili, ma combustibile per gli inceneritori e Fos, Frazione Organica Stabilizzata, da indirizzare o nelle discariche (permettendo al più una riduzione dei volumi) o ancora peggio all’interno di digestori anaerobici per ricavarne energia “da biogas”, incentivata economicamente da altri passati decreti di Clini. E se già produrre biogas dagli scarti agricoli può essere pericoloso, farlo da spazzatura tritovagliata e affatto stabilizzata lo è ancora di più. In particolar modo se si pensa che il residuo vuole essere poi immesso sul mercato agricolo come fertilizzante.

albAd opporsi a quello che si prospetta come il nuovo modello di gestione dei rifiuti, ancora una volta lontano dalle 4 R Riduzione Recupero Riuso e Riciclo, ci sono sempre i comitati locali. Questo fine settimana sono due le iniziative promosse nella provincia di Roma: ad Albano sabato 22 alle 8,00 si terrà un presidio all’entrata della discarica per promuoverne la chiusura, dopo il verificato inquinamento idrico locale. Domenica 23 invece a Valle Galeria si terrà un corteo alle 11,00 contro la prossima riattivazione dell’inceneritore di Malagrotta.val

 

 

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