Quando un passaporto (maltese) si vende e quando un visto (italiano) si compra

Corruzione, scandalo e burocrazia sempre troppo vicini. Questo è quanto si sta leggendo sulle pagine di cronaca di mezzo mondo, in merito alla compravendita di visti italiani da apporre su passaporti kosovari. Solo l’ultimo anello di una catena che conduce al ricatto in scenari illogici.

Cosa sta succedendo al diritto di cittadinanza?

Nella crisi di mercato e nell’ennesimo stravolgimento dei bisogni, il bene ambito sta divenendo quello di farsi accettare all’interno di confini disegnati. Malta ha già pianificato un piano utile all’acquisizione della cittadinanza nel proprio Stato.

Lorenzo Bagnoli, in un pezzo per Redattore Sociale, ha descritto come a Malta sarà possibile, tramite l’acquisto di un immobile per un valore di trecentocinquantamila euro e l’investimento in bond o azioni del Paese per almeno centocinquantamila euro, ottenere il passaporto maltese. Ciò sarà alla portata di persone bisognose di un’altra o nuova cittadinanza. Persone che da straniere a Malta, dopo aver vissuto almeno un anno in quei confini ed aver acquisito tali beni, naturalmente con un patrimonio consistente a disposizione, potrebbero beneficiare della cittadinanza.

Viene da chiedersi se la disponibilità di denaro possa essere un parametro di esclusione od inclusione. Tutto ciò potrebbe essere gestito dalla  Henley&Partners, società inglese.

local_04_temp-1388906061-52c9064d-620x348Ricapitolando la vicenda, stiamo parlando di milleottocento passaporti in vendita a Malta, per seicentocinquantamila euro. Situazione criticata dal Commissario Europeo per la Giustizia, Viviane Reding. Questo riguarda uno sviluppo su binari legali, mentre la vicenda dell’ambasciata italiana in Kosovo è su quelli d’illegalità, anche se il risultato è il medesimo. Si tratta di una decina di arresti (ancora non chiaro il numero dei fermi e quello degli indagati), tutti dentro l’affare dei visti italiani per cittadini kosovari, con chiaro interessamento dell’ambasciata tricolore.

L’indagine è stata condotta dalla polizia della missione europea, la più dispendiosa della storia dell’UE, Eulex, che nel neo-Stato ha pieni poteri, che vanno molte volte oltre quelli delle autorità locali. La polizia Eulex ha fatto irruzione anche in una casa simbolo del giovane Stato, quella del primo kosovaro che ebbe la visione del Kosovo staccato dalla Serbia: Ibrahim Rugova. Il presidente defunto ha lasciato la propria abitazione al figlio Uke Rugova, oggi parlamentare in coalizione col Governo,  ma che in questa vicenda è un attore protagonista in negativo (lui al momento si dichiara ancora completamente estraneo ai fatti). Secondo gli inquirenti faceva appunto parte della vendita di visti italiani, una chimera per i cittadini kosovari che vogliono tentare di entrare nell’area Schengen, per emanciparsi lavorativamente dal Paese più povero d’Europa.d47d1b919784ab4cc4458cca8083b404

Il paradosso si spiega con gli attori internazionali che continuano a disporre del piccolo Stato nei Balcani occidentali, indipendente, con decisione unilaterale, dal 2008, ma con ancora tanto di irrisolto.

Il principio di eurizzazione ha imposto l’euro in Kosovo, che  è moneta interna e di scambio; la missione europea Eulex ha pieno potere esecutivo e la KFOR (missione NATO) è ancora in pattugliamento nelle aree sensibili. Nonostante tutto ciò i cittadini kosovari non possono usufruire di alcun beneficio dalla comunità europea. A dimostrazione di ciò il fatto che per uscire dal proprio Paese un kosovaro necessita di visti complicatissimi da ottenere.

Con il passaporto kosovaro è possibile recarsi solo in Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Egitto, Albania e Serbia (con un permesso speciale). Dagli altri Stati europei i kosovari possono solo ricevere i rimpatri forzati della comunità rom. Consigliamo la visione del video-reportage segnalato “Essere kosovaro” per i dettagli su questi argomenti.

I visti italiani avevano un costo di tremila e cinquecento euro, che, all’interno dell’ambasciata, facevano viaggiare le procedure di “semplificazione”. Al momento l’ambasciatore italiano a Pristina, Andrea Ferrarese, si è astenuto da commenti in merito ai funzionari coinvolti, perché ci sono ancora indagini in corso, ha però confermato il supporto dell’ambasciata italiana alle indagini dell’Eulex.

Tra i dipendenti della diplomazia  italiana è stato confermato l’arresto di un cittadino albanese, Florian Petani, parte integrante della “banda dei visti”.

First Line Press ha provato a fare luce sul Kosovo, perché cartina di tornasole per tante incoerenze della geopolitica contemporanea. Nella nostra collana di ebook potete scaricare “Vene Kosovare”, racconti da vari angoli del Kosovo di Lorenzo Giroffi , ma anche una ricostruzione storica “Latitudini dell’Immaginario” a cura di Gianmarco Pisa.

Bookmark the permalink.