Radio Yam: quando l’immigrazione a CastelVolturno si fa fiction, con umorismo

La vita degli immigrati africani che vivono lungo il litorale Domitio potrebbe presto diventare una fiction televisiva.

Durante la prima edizione della manifestazione Le Quattro Giornate del Cinema di Napoli (22-27 ottobre), il premio come “Migliore Sceneggiatura TV” è andato a Radio Yam. Una proposta di fiction nata dall’incontro tra CVF (Cultural Video Foundation), un’associazione di video-makers indipendenti, e il laboratorio artistico-musicale Kalifoo Ground Music System, composto da vari artisti africani presenti nell’area di Castel Volturno.

La vita dei protagonisti si muove intorno a un’emittente abusiva occupata, “Radio Yam” appunto. Il personaggio principale è Adjei, un immigrato ghanese squattrinato ed irresponsabile, che torna a Castel Volturno dopo la morte in un incidente stradale del fratello Kwadwo, proprio mentre stava per organizzare uno sciopero generale di tutti gli immigrati clandestini delle provincie di Napoli e Caserta. Una commedia esilarante che si prefigge lo scopo di raccontare il fenomeno migratorio in maniera del tutto inedita, a partire da uno dei luoghi simbolo dell’immigrazione italiana: Castel Volturno, la città più africana d’Europa. Un mix di illegalità, camorra, speculazione edilizia e devastazione ambientale, dove la vita degli immigrati protagonisti della storia, si intreccia con quella degli italiani in un modo del tutto particolare.

“L’’idea – racconta uno dei due sceneggiatori, Gian Luca Castaldi dei Kalifoo Ground Music System – è nata quando Vincenzo Cavallo, socio della Cultural Video Foundation, ha conosciuto il nostro laboratorio e la realtà del Movimento dei Migranti e Rifugiati di Caserta. Inizialmente voleva realizzare una specie di fiction sociale, come si usa in molti paesi del sud del mondo come Brasile, Kenya, Sudafrica, ma dopo il nostro incontro ci siamo resi conto che c’erano tutti gli ingredienti per realizzare un progetto diverso: una bella situazione, tematiche sociali forti e musica autoprodotta.”

Una scelta narrativa che si contrappone decisamente all’atteggiamento che da sempre l’informazione assume quando si parla del tema. “In Italia – continua Gian Luca – l’immigrazione si è sempre trattata con ideologia o con isteria. Mai con senso dell’umorismo. Far ridere spesso è il modo migliore per porre la tematica su un altro livello, si invita a prendere le cose meno seriamente e con più “filosofia”, diciamo così.  Chiaramente – aggiunge – è una commedia intelligente: la storia ha come sfondo un fatto sociale e politico importante, lo sciopero dei migranti del 9 ottobre 2010 contro lo sfruttamento lavorativo e il sistema delle rotonde, ed inoltre ha la tensione di un giallo ma è scandita dai ritmi comici di una commedia.”

Storie di vita quotidiana che si incontrano e si scontrano con la realtà di un luogo difficile da vivere, ‘dimenticato da Dio e dagli uomini’. Il tutto ripreso dalla telecamera di Spike-Bun, regista nigeriano incompreso che sogna di girare il documentario del secolo. Gli unici baluardi di serietà sono Lorenzo e Francesca, impegnati a tempo pieno nella difesa legale dei diritti dei migranti nell’area di Castel Volturno e che sono ispirati al lavoro degli attivisti e degli operatori del centro sociale Ex Canapificio.

Una Castel Volturno diversa. Non solo luogo della strage di San Gennaro, di clandestinità e di sfruttamento. Ma un microcosmo ricco di relazioni ed espedienti raccontate con originalità e leggerezza, a ritmo della musica di “Radio Yam”.

di Mariarita Cardillo

Mariarita Cardillo

Sono nata in un Paese in cui avere il colore della pelle diverso è ancora un problema. In una Terra che mescola parole con pregiudizi, dove immigrato è sinonimo di clandestino, e clandestino è troppo spesso uguale a sfruttamento, lavoro nero, schiavitù. Scrivere di immigrazione non è facile. Non ho nessuna pretesa, solo raccontarvi cosa succede dove gli altri non guardano.
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