Ricordare

Lorenzo Giroffi @LoreGiro Lasciare che la memoria venga inghiottita dalla fretta e dal distacco della propria esistenza è forse comodo, ma è anche gesto ingenuo da disumano. Il 25 aprile è ogni giorno per tutti quelli che da un punto di vista del mondo guardano la propria libertà con desiderio. Partigiano è forse riduttivo, perché pone la lotta da una direzione verso l’altra, invece ciò che si dovrebbe ricordare è la pienezza e l’assolutezza di chi con la resistenza ha creduto che l’Italia potesse essere un posto migliore, dove poter respirare la democrazia, con tutte le ombre che poi ne sono scaturite. Da quella parte però si desiderava appunto la libertà. Non bisogna dimenticarlo non per fasciarsi in un tricolore od in qualsiasi altra bandiera commemorativa, ma per tenere lontane tutte le forme di autoritarismo, di rottura di dialogo, di presunzione e di prevaricazione. Per tutte le battaglie civili che alcuni partigiani contemporanei custodiscono. Il 25 aprile è un modo per ricordare tutte le persone ancora in lotta, i popoli che ci hanno provato e quelli che si son fatti sedurre dall’illusione. Oggi anche l’Egitto festeggia il giorno della liberazione del Sinai, ricordando il 1982, quando il Paese si riappropriò della penisola incastrata tra Mar Rosso e Mediterraneo, guardando la definitiva dipartita dell’esercito israeliano. Il Sinai fu occupato a seguito della guerra dei sei giorni del 1967, con la successiva guerra nel 1973, che vide l’Egitto unirsi alla Siria in opposizione ad Israele. Arrivò poi l’accordo di pace del 1979, ma solo dal 25 aprile del 1982 il Sinai e l’Egitto possono festeggiare l’effettiva liberazione dall’esercito israeliano. Ricordando tutte le liberazioni e le resistenze, ho tirato fuori dagli accumuli dell’archivio un video-reportage che ho realizzato qualche anno fa, quando la Tunisia e la sua gente decisero di sbarazzarsi del regime di Zine El-Abidine Ben Ali, per scendere in piazza e convincere tutti che un nuovo Paese era possibile. Con l’audio forse non proprio a tempo ed una riduzione del minutaggio, ho provato a riesumarla quella che “Non è solo rivoluzione”, forse infranta, forse ammassata nell’etichetta della Primavera Araba, forse ancora in atto. Ritiro fuori questo viaggio perché lì mi capitò di vedere per le strade, infuocate di rabbia, gli occhi carichi di resistenza e di speranza: sognando la democrazia. Mi piace farlo anche perché ieri in Tunisia un giovane di 28 anni, in cerca di lavoro ed anche di Italia (ha tentato due volte di raggiungere lo Stivale) per cercare la dignità con un lavoro, ha deciso di darsi fuoco, proprio come fece Mohamed Bouazizi di  Sidi Bouzid, che fece partire l’imponente scintilla per la rivolta in tutto il Paese. Ieri è successo a Sidi Abid. Questo ragazzo uccidendosi ha impedito a lui stesso di continuare la ricerca di dignità di quella rivoluzione e di festeggiare magari un giorno la resistenza qui il 25 aprile od in qualsiasi altro posto del mondo, in qualunque altro calendario. Ricordare è come poter vivere di più, forse due volte: per la propria esistenza e per quella di un sogno da preservare. Festeggiamo oggi ed ogni volta che bisogna ricordare tutti i 25 aprile.

Bookmark the permalink.