Riflessioni dal «terremoto» italiano

In questo momento Roma può essere indicata come «capitale del vuoto»: Papa non pervenuto, Palazzo Chigi vacante, Capo della polizia assente, a breve anche il Quirinale verrà abbandonato. Un’apparente anarchia. Ma Roma è in realtà l’epicentro di un sisma che ha colpito la politica e che proviene dalla società italiana, divisa in mille frammenti che non sappiamo più ricomporre. Il politologo Marco Revelli in un’analisi sul manifesto di oggi coglie perfettamente l’aria di transizione che si respira. La sensazione che ci troviamo in un periodo in cui non sappiamo ancora come, ma qualcosa cambierà. Almeno rispetto a quello che lo studioso piemontese chiama la “politica del Novecento”. Stiamo vivendo un periodo di enorme confusione (chissà, forse in questo i Maya avevano ragione?!), una fase che, nel bene o nel male, segna un punto di svolta. Che viene dalla società, e di cui l’exploit di una nuova forza politica è la conseguenza, il sintomo: non la causa.

Prepariamoci a giorni in cui avremo  «Molto da imparare, poco da insegnare».

I tedeschi, che di filosofia della storia se ne intendono (quantomeno per averla inventata), le chiamano «epoche assiali». Achsenzeit: un tempo in cui il mondo ruota sul suo asse, e ogni cosa si rovescia. E noi ci siamo dentro fino al collo. Basta dare un’occhiata a Roma, mai come oggi caput mundi nel simbolismo del vuoto che ostenta. Continua qui

 

 

 

 

 

 

 

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