Roma si barrica, sgomberi violenti aspettando il 12 aprile

 Serrature forzate, spazi riempiti di voci, riportati alla luce, entusiasmi. E poi sgomberi, che però questi entusiasmi non spengono. Un 7 aprile romano caldo, lottato, conquistato e perduto, che non cambia le direzioni delle lotte per la casa, ma che lascia un chiaro segnale sulle scelte politiche che in questo ambito si stanno intraprendendo.Nel corso della giornata ci sono stati cinque tentativi di occupazioni, un nuovo tsunami della lotta per la casa in vista della manifestazione di sabato 12 aprile contro la precarietà e le politiche di austerity. Ma la risposta da parte delle forze dell’ordine è stata veloce, e certamente non improntata al dialogo. Se ne sono accorti soprattutto i giovani occupanti dell’edificio in via Cesalpino 12/14, vicino alla città universitaria, che sognavano di farlo goddiventare il futuro studentato Godot. Un immobile in passato comprato e rivenduto più volte, poi confiscato perché ricondotto alla cosca Pesce della ‘ndrangheta, e infine lasciato abbandonato. Un centinaio di studenti sono entrati nella struttura per poi barricarsi al suo interno. Quasi subito la digos e tre camionette della celere si sono presentate in ampio numero e molto belligeranti. Una studentessa scesa per contrattare è stata intimidita: “Che vuoi contrattare, adesso entriamo dentro e vi rompiamo il c…”. Poi un vicino ha permesso alla celere di passare attraverso la sua proprietà, superano le barricate costruite dagli studenti ed è iniziato lo sgombero. Tre ragazzi rimasti sotto a “coprire la ritirata” vengono fortemente picchiati, portati dietro un angolo, picchiati di nuovo, infine portati in commissariato e poi in ospedale. Gli altri studenti si fanno trovare sul tetto in stato di resistenza passiva: seduti e con le mani alzate, vengono portati via ed identificati. Ai ragazzi feriti invece tocca una denuncia a piede libero, oltre a 8 giorni di prognosi, una sospetta frattura del naso e una giacca impregnata di sangue. E nel commissariato si soffia una informazione: le direttive politiche sono cambiate, dall’alto ormai si pretende zero tolleranza verso le occupazioni, il decreto Lupi “saddafà”.

netNel frattempo sull’Ostiense un’altra battaglia per la conquista di spazio: i militanti dell’Alexis tentato l’occupazione di un edificio in via del commercio. La testimonianza di una degli occupanti non lascia margini di dubbio: come per il Godot

“fin dal principio le forze del disordine hanno manifestato la loro già conosciuta aggressività. Hanno manganellato un po’ di gente rimasta all’esterno di un edificio un ragazzo è stato portato via dall’ambulanza”

e ci è finito di mezzo anche un operatore di H24/Corriere della Sera, che nel caos è stato colpito alla testa. I pompieri, chiamati per l’intervento, si sono inizialmente rifiutati di entrare lasciando agli occupanti il tempo di decidere cosa fare. Poi è iniziato lo sgombero, conclusosi alle 18 e mezza con l’identificazione degli occupanti rifugiatisi sul tetto. L’edificio era stato occupato per dar vita al futuro Neet Block, un progetto partito come critica nei confronti delle recenti divulgazioni Istat che riportano come in Italia si registri una forte crescita del numero dei giovani Neet, Not in Education, Employment or Training, ossia quelli tra i 15 e i 29 anni non più inseriti in un percorso scolastico o formativo ma neppure lavoranti, sarebbero in preoccupante crescita. Si parla di oltre 2 milioni di ragazzi, circa il 24% di questa fascia di età, a fronte di una media europea del 15,9%. Un dato ogni inevitabilmente accompagnato da commenti qualunquisti, che parlando di bamboccioni, di pigrizia, di mancanza di adattabilità, dimenticando come sia difficile trovare un’occupazione in questo paese e come il lavoro in nero sia diventato permeante.

bubiAlla Montagnola, in via Baldassarre Costiglione, l’impresa più partecipata: ben 300 nuclei familiari, 700 pensone hanno occupato uno stabile di uffici allo scopo di trasformarlo in alloggi abitativi. L’edificio era già stato occupato qualche anno fa e poi sgomberato nel febbraio 2012, proprio nel periodo della grande nevicata romana che vide le famiglie di occupanti di nuovo sulla strada.

E poi a Ponte di Nona e a Torre Spaccata. Nella prima circa 150 persone, per lo più italiani sfrattati, hanno occupato due palazzine a via Corti confluite da tempo in un fondo immobiliare. Alle 16 è iniziato lo sgombero e gli occupanti si sono rifugiati sul tetto. I militanti dei Blocchi Precari Metropolitani presenti testimoniano che fortunatamente lo sgombero è avvenuto in maniera tranquilla, senza scontri o identificazioni. Gli occupanti sono poi confluiti nell’occupazione avvenuta a Torre Spaccata, dove è stato preso un palazzo di proprietà del costruttore Caltagirone nella via che dà il nome al quartiere. Protagonisti dell’azione iniziale sono stati 80 nuclei familiari, circa 300 persone, tra italiani e migranti.

L’attesa della manifestazione del 12A si fa a questo punto più forte e la tensione più alta. Domani alle 12 un corteo all’interno della città universitaria della Sapienza e a seguire un’assemblea preparatoria per il corteo di sabato. Il Governo Renzi è nel mirino dei movimenti, sia per il recente Job Act, sia per il Piano Casa realizzato del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, che contiene al suo interno il divieto di allacci e cambi di residenze in abitazioni occupate. Una norma che chiarisce la posizione del Governo in merito alle sue priorità: garantire i guadagni di palazzinari e speculatori ignorando la risposta popolare al problema della casa, un’emergenza che le strategie finanziarie di Lupi difficilmente muteranno.

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