Rwanda e Francia: due diplomazie nuovamente ai ferri corti

Le autorità francesi non hanno esitato a replicare a Paul Kagame, presidente del Rwanda, che, in occasione dell’anniversario del genocidio del 1994, ha lanciato nuovamente accuse alla Francia, che, a suo avviso, come Paese avrebbe influito negativamente su quei tremendi giorni. Christiane Taubira, al dicastero della giustizia francese, ha immediatamente fatto sapere che la sua visita ufficiale a Kigali, volta a commemorare le vittime del genocidio, è stata annullata. Nel 1994 il ministro degli esteri francesi era Alin Juppé, che ha commentato le parole di Kagame con un lapidario:”Siamo di fronte una vera e propria falsificazione della storia”.

defaultIl presidente del Rwanda ha direttamente accusato Belgio e Francia dalle colonne di Jeune Afrique, parlando di un ruolo diretto dei due Paesi nell’organizzazione della tragedia umanitaria. Catastrofe che vide la persecuzione e la mattanza di ottocento mila tutsi da parte di hutu, anche loro con vittime a seguito, in quattro mesi di follia, seguiti dall’assassinio di Juvénal Habyarimana, presidente del Rwanda. Habyarimana era appartenente all’etnia tutsi.

Il Governo belga, in seguito alle dichiarazioni poco diplomatiche, si è fatto sentire tramite il ministro degli esteri, Didier Reynders, senza azioni plateali come gli omologhi francesi, ma confermando la presenza alla cerimonia di Kigali:”In quell’occasione non si renderà omaggio all’attuale Governo del Rwanda, ma alle vittime di quei giorni tremendi ed ai loro familiari ancora in vita”.

La presa di posizione di Kagame si riferisce all’operazione Turquoise che si svolse nella parte ovest del Paese, dove, secondo l’attuale presidente in carica,  Francia e Belgio sono stati d’impatto non perché Paesi complici, ma perché veri e propri attori del massacro dei tutsi. Il filo del discorso portato avanti da Paul Kagame era votato ai legami che i gruppi finanziari e militari dell’epoca avevano con i vertici hutu in Rwanda.

La Francia ed il Rwanda sembrava potessero avviarsi verso un periodo di distensione, dopo anni di diffidenza e rotture diplomatiche. La “distensione” poteva intravedersi le scorse settimane, quando la Francia ha portato a termine il processo contro un ex capitano dell’esercito hutu, Pascal Simbikangwa, ordinando per quest’ultimo una pena di venticinque anni di carcere per il genocidio del 1994. Anche questa sentenza è entrata naturalmente nelle dichiarazioni al veleno di Kagame, che si è detto volenteroso di attendere l’ultima parte del processo, ovvero la sentenza in appello, quando a suo avviso la pena sarà ridotta.

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