Rwanda: le autorità francesi persistono e negano

Il 7 Aprile è la giornata internazionale di commemorazione del genocidio dei Tutsi in Rwanda nel 1994, che ha causato quasi un milione di morti in tre mesi. Ogni anno, da vent’anni, Survie e le associazioni mobilitate nell’ambito della lotta per la verità e la giustizia per questo crimine attendono una presa di posizione da parte delle autorità francesi al fine di riconoscere il ruolo che esse hanno assunto durante questo genocidio: una complicità sfaccettata (diplomatica, militare, economica) documentata da una notevole quantità di lavori e confermata ancora una volta questa mattina da un ex-ufficiale francese su France Culture.

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Rwanda 1994 – La Francia complice © Régis Marzin http://regismarzin.blogspot.fr/

Per l’associazione Survie, la posizione del governo socialista sul genocidio e sul ruolo dello stato francese dovrebbe, nel 2014, andare aldilà di ció che è stato già espresso da Nicolas Sarkozy e Bernard Kouchner nel 2010, che avevano riconosciuto alcuni “errori” della Francia [1].

Rischiamo di assistere perció ad un forte calo nel dibattito pubblico francese sul genocidio. Dopo molti appuntamenti mancati [2], le autorità francesi hanno deciso stavolta di annullare la partecipazione, annunciata dal ministro della giustizia, alla commemorazione in occasione del ventesimo anno del genocidio dei Tutsi in Rwanda, in seguito alle accuse pubbliche di complicità e partecipazione diretta al genocidio rivolte alla Francia dal presidente rwandese Paul Kagamé. Al contrario del governo belga, chiamato a sua volta in causa, che ha mantenuto la rappresentanza prevista, i dirigenti francesi hanno scelto di percorrere la storia a ritroso e di non onorare la memoria delle vittime con la considerazione che esse meritano.

Questa decisione è una nuova prova dell’incapacità dello stato francese di assumersi le colpe del suo passato e di trarre lezioni dalla storia, mentre impartisce facilmente lezioni su questo punto [3]. Essa segna anche la crescente rottura del governo francese con la società civile del nostro paese e delle sue giovani generazioni, anche nelle file dei militanti socialisti [4] per i quali la complicità in questo crimine è provata e deve essere riconosciuta. Piuttosto che alla lucidità dei giovani del suo partito, Hollande sceglie di aderire alle ingiunzioni di negazione di Alain Juppé, ripetute in questi ultimi giorni in seguito ad un’interpellanza cittadina sul suo ruolo durante il genocidio?

Col pretesto di proteggere una certa visione dell’onore della Francia e del suo esercito, alcuni ex-leader politici e militari sollecitano François Hollande a tacere sui più vergognosi segreti dell’esercito e della diplomazia francese in Rwanda: Alain Juppé, al tempo ministro degli Affari Esteri, Hubert Védrine, Segretario Generale dell’Eliseo sotto Mitterrand, Paul Quilès, che ha represso le più schiaccianti conclusioni della missione di informazione parlamentare, o ancora gli ex-ufficiali dell’associazione France Turquoise. Per molti di questi difensori del ruolo della Francia in Rwanda, la ritorsione ricorrente è la denuncia del regime rwandese attuale e del suo ruolo nella sottoregione a partire dal 1994 – un argomento che non deve occultare in nessun modo il ruolo dello stato francese nel genocidio.

Non compete alla nostra associazione il fatto di commentare le recenti dichiarazioni di Paul Kagamé, ma invece quello di continuare ad interrogare i nostri ex- responsabili politici, che hanno agito in nostro nome. Numerose testimonianze, documenti e indagini dimostrano la sfaccettata complicità dello stato francese nel genocidio e anche la possibilità che alcuni ufficiali francesi abbiano lasciato compiere crimini di cui erano a conoscenza, o che alcuni soldati francesi avessero loro stessi commesso dei crimini (stupri o omicidi). A questo proposito è illuminante l’esempio della collina di Bisesero, dove migliaia di Tutsi sono stati abbandonati nelle mani dei massacratori tra il 27 e il 30 giugno 1994. Più in generale, va ricordato che le autorità francesi hanno sostenuto gli estremisti che hanno compiuto il genocidio addestrandoli, consegnando loro armi, sostenendoli diplomaticamente, fino ad aver organizzato la loro evacuazione verso lo Zaire. Aver fornito questo aiuto consapevolmente, a prescindere dalla motivazione, ha una qualifica giuridica molto precisa: complicità in genocidio.

Survie si è costituita parte civile in molte denunce contro X (militari francesi dell’Operazione Turquoise) presentate nel 2005 da alcuni sopravvissuti al genocidio.  Oggi le rivelazioni continuano. Su France Culture, un ex-ufficiale francese, Guillaume Ancel, ha appena testimoniato che Turquoise aveva fin dall’inizio uno scopo offensivo, che a metà luglio 1994 la Francia aveva ceduto le armi ai rifugiati in Zaire delle ex-FAR, mentre molti altri avevano partecipato al genocidio ed infine, che il nostro paese aveva loro pagato il saldo in dollari [5]. Quali responsabili politici e militari hanno potuto impartire tali ordini?

Questi fatti non sono stati giudicati e numerosi documenti rimangono classificati, il che permette ad alcuni responsabili francesi di affondare nella negazione. Oppure, questo ruolo assunto prima e durante il genocidio da un certo numero di personalità politiche e militari francesi, di cui alcune ricoprono ancora delle responsabilità amministrative o politiche, dovrà un giorno essere esaminato dai tribunali. Se la nostra associazione ha accolto con favore il primo processo di un genocidario rwandese sul suolo francese e la recente condanna di Pascal Simbikangwa, essa ricorda regolarmente che molti casi giudiziari si stanno trascinando da troppo tempo, oltre quello ragionevole per giudicare.

Per dovere nei confronti delle vittime, è giunto il momento per i dirigenti e la giustizia francese di far luce sulle tante zone d’ombra che circondano l’azione dello stato francese dal 1990 al 1994 e di perseguire e giudicare i complici francesi del genocidio. Per far ció, è indispensabile che tutti i documenti francesi sul ruolo della Francia in Rwanda siano finalmente declassificati e pubblicati.

 

[1] Il sig. Kouchner stesso ha recentemente precisato che ci sono veramente stati “alcuni ordini strani” durante l’Operazione Turquoise e, per quanto riguarda il genocidio, che “tutto è stato preparato con [il] consenso illecito, implicito…non so” delle truppe francesi. Génocide rwandais : Kouchner reconnaît le “consentement implicite” de la France, RTL.fr, 06/04/2014. Aggiornamento: 07/04/2014 12h30: secondo Libération, il sig. Kouchner ha ricordato quei giorni in cui “il governo genocidario è stato formato oltre le mura dell’ambasciata francese nell’aprile 1994”, e che « Parigi gli ha consegnato armi fino all’agosto del 1994”.

[2] Partenza precipitosa da Kigali del Segretario di Stato Renaud Muselier nell’aprile 2004, notevole mancanza di un rappresentante politico in occasione della commemorazione del 2013 a Parigi.

[3] Ricordiamo che François Hollande aveva “esortato il 27 gennaio la Turchia ad effettuare il suo « lavoro di memoria » sul genocidio di centinaia di migliaia di Armeni”. Hollande appelle la Turquie à « faire son travail de mémoire » sur le génocide arménien, AFP, 27/01/2014

[4] Annulation de la participation aux 20e commémorations du génocide des Tutsi au Rwanda : une erreur indigne de la France, comunicato di MJS del 05/04/2014

[5] http://www.franceculture.fr/2014-04… (da ascoltare soprattutto il secondo estratto sonoro a partire dal minuto 4’10’’)

 

7 Aprile 2014 – Traduzione e adattamento per concessione di Survie

Titolo originale: Rwanda : les autorités françaises persistent et nient

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