Scontri, evasi ed incendi in carcere indonesiano: sovraffollamento e nuovi reati

L’Indonesia è stata colpita da un’ondata di violenza proveniente dall’interno della struttura carceraria di Medan, che si trova sull’isola di Sumatra, nella parte occidentale del Paese.

Sono già cinque i morti, due poliziotti e tre prigionieri, circa duecento evasi, mentre si registrano anche ostaggi tra gli ufficiali di polizia presenti nel carcere.

Le proteste sono iniziate perché le persone incarcerate erano tenute senza approvvigionamento d’acqua.

Nella notte, per sedare gli scontri, sono stati dispiegati, intorno la struttura, cinquecento poliziotti e trecento militari. Il Governo indonesiano ha subito dichiarato che sessanta dei detenuti evasi sono stati arrestati nuovamente, con l’ulteriore carico di reato di terrorismo. I vertici del carcere invece hanno giustificato la mancanza d’acqua per un guasto alle pompe della prigione.

Quel tipo d’impianto poteva e può ospitare quattrocento persone, invece nella notte degli scontri si registravano duemila e quattrocento prigionieri. Un episodio che porrà molti interrogativi sul sistema giudiziario e carcerario indonesiano.

Nel codice penale indonesiano sono stati inseriti molti nuovi reati, che hanno ancor di più intensificato il numero dei prigionieri. Di recente ha fatto discutere l’inserimento del reato di stregoneria, punibile con la prigionia. Tale nuovo reato prevede una condanna a cinque anni di carcere. La disputa politica, sull’inserimento o meno di tale reato, si è retta, più che su discorsi inerenti alla gestione carceraria, sul grande business economico che la stregoneria porta al Paese.

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