Se nei Cie non c’è neanche un’assistenza sanitaria degna

L’assistenza sanitaria è una delle prerogative che gli operatori dovrebbero garantire all’interno dei Centri di identificazione e di espulsione (Cie) ma ciò sembra non avvenire.

Ultimamente si è tornati a parlare di proteste all’interno dei Cie, con la sentenza del giudice di Crotone, ma anche con le cronache delle continue rivolte nel luogo di detenzione per migranti di Torino in particolare (ma in tutta Italia). Oggi, invece, sull’Unità  in un articolo a firma di Flore Murard-Yovanovitch si torna a parlare della problematica sanitaria (non nuova, vedi le cronache passate di Bologna e Trapani Milo)

“Al di là di quelle sbarre, le cure sono minime. Nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie), come da capitolato d’appalto del ministero dell’Interno, l’assistenza sanitaria è di primo soccorso. Un approccio emergenziale che risale all’istituzione dei primi Cpt nel 1998, che però non è più adeguato ad un trattenimento dilatato fino a 18 mesi neglio odierni Cie, perché interrompe de fato i percorsi terapeutici e le cure di medio-lungo periodo. Nel 2011, secondo i dati del ministero dell’Interno, sono stati 7735 (6832 uomini e 903 donne) i migranti trattenuti nei 13 Cie operativi in Italia. 7735 persone, per le quali un diritto fondamentale come quello della salute, come emerge dal monitoraggio sistematico effettuato dall’ong Medici per i diritti umani (Medu), non è stato sempre garantito” continua a leggere qui…

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