Segnali preoccupanti: un ristorante nazista in Indonesia – il blocco di Skype e WhatsApp in Arabia Saudita

Prendiamo due indicatori di pericolosità lontani tra di loro nel mondo. Facciamo un balzo prima in Indonesia, nella provincia West Java a Bandung. Qui un ristorante è tappezzato e costruito su misura di effige naziste. Il locale “Soldatenkaffee” è aperto dal 2011, ma solo ora le autorità indonesiane sono state sollecitate a prendere provvedimenti, anche se questi si difendono parlando di un’attività privata che non ha nulla a che fare con le strutture governative.

Il locale, con muro rosso e svastica sull’entrata, che accoglie in un locale pieno di stemmi, menu, sedute, cimeli e bandiere naziste e di Hitler, è di proprietà dell’imprenditore Henry Mulyana. Il caso è stato sollevato dalla curiosità di alcuni e l’indignazione di altri turisti, che hanno richiesto delucidazioni al sindaco di Cadung. Al momento a rispondere è stato il vice sindaco, Ayi Vivananda, che si è detto disponibile, pur però riaffermando che la responsabilità della struttura è privata.

C’è stato comunque l’incontro tra il proprietario del ristorante/caffè e le autorità locali per capire i motivi della scelta di arredo, rivolta verso simboli che incitano all’odio razziale e che sono riconosciuti dalla comunità internazionale come simboli di razzismo. Sul giornale Irrawady è poi comparso il riassunto della chiacchierata tra il vicesindaco ed il proprietario di Soldatenkaffee, che al momento ha sospeso le attività lavorative, ma che ha dichiarato di non avere intenzioni ideologiche “Non ho familiarità con l’ideologia nazista, ma anche se l’avessi, non credo sarebbe stato del tutto sgradevole. Ad esempio, il comunismo in Indonesia è stato vietato, ma è fiorente in Cina. Forse è solo una questione di politica. Tuttavia sono solo un uomo d’affari, non un politico ed ho tutto il diritto di progettare il mio ristorante con tutto ciò che attira la gente a venire. Sono sicuro che non sto violando alcuna legge.”

Insomma non c’è alcuna dichiarazione volta verso un cambiamento radicale dell’arredo. Ricordiamo il legame storico del nazismo con l’Indonesia, ripercorso anche dalle mura di questo locale, durante la piaga mondiale della guerra. La ricostruzione nel trailer del documentario che segue.

Censura in Arabia Saudita

Restando nell’ambito dei motivi per cui non restare tranquilli nel mondo, ci ritroviamo in Arabia Saudita, dove l’Information Technology della Commissione ha in pratica bloccato tutte le funzionalità di Skype e WhatsApp.

La notizia è stare resa pubblica da Al-Iktissadia, il magazine di stampo economico, che ha raccontato la decisione delle autorità di Governo, assieme appunto all’ Information Technology della Commissione, finalizzata ad avere prima un monitoraggio completo di tutti i BlackbBerry presenti nel Paese ed uniformare poi le applicazioni ai diktat del Regno.

Da un mese era già stata negata la possibilità di utilizzare Viber, che è sempre un’applicazione di chiamata e messaggistica istantanea. Tutto questo perché i tre operatori che lavorano in Arabia Saudita, dopo essere stati convocati dalle autorità, non hanno garantito la capacità di monitorare ed eventualmente bloccare le singole applicazioni ad utenti particolarmente pericolosi. Ad operare nel settore in Arabia Saudita sono: Saudita Saudi Telecom Co, Etihad Etisalat (Mobily) e Zain Saudi.

Al momento a risentire di tali provvedimenti sono sicuramente i nove milioni di stranieri che sono diventati lavoratori in Arabia Saudita, viste le enormi possibilità del Paese, ma che ora sono praticamente impossibilitati, con mezzi economici ed istantanei, a comunicare con le proprie famiglie residenti nei posti delle loro origini.

 

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