Sentenza Eternit: non si torni più indietro. Salute, lavoro e danni ambientali

La giustizia: un stadio umano troppo spesso da inseguire. Oggi però sembra essersi compiuto a Torino.

L’Italia è il Paese dell’Ilva e dell’Eternit, dei cementifici e delle basi militari. Arrivano però i processi che possono cambiare la storia e forse aiutare la coscienza di alcuni imprenditori, ancora convinti che tirando la corda del lavoro e della salute si possano fare buoni affari.

L’eternit, materiale utilizzato per le coperture delle abitazioni, prodotto da una commistione di cemento ed amianto, messo al bando dal mercato italiano tra il 1992 ed il 1994 per accertata pericolosità, era anche il nome della compagnia che lo ha prodotto: Eternit. Chi lavorava al prodotto, portandolo poi sul mercato, era già a conoscenza, durante gli anni floridi dell’eternit, degli effetti dannosi sulla salute e sull’ambiente.

L’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny è stato condannato a 18 anni di carcere, per essere stato responsabile degli impianti Eternit presenti a Torino, Bagnoli e Rubiera. L’altro imputato sarebbe dovuto essere stato il barone belga Lous de Cartier, nel frattempo però deceduto.

Al Comune piemontese, maggiormente coinvolto dalla tossicità, Casale Monferrato, la corte d’appello di Torino ha riconosciuto un indennizzo di 30,9 milioni di euro. A Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, Eternit operava con lo stabilimento più grande e perciò più dannoso, per operai e cittadini, rispetto agli altri presenti in Italia. Anche la Regione Piemonte, costituitasi parte civile, si vedrà riconosciuta 20 milioni di euro.

Dal 1966 al 1976 la gestione imprenditoriale Eternit non è imputabile a Schmidheiny, che è divenuto manager dell’azienda dal 1976 fino al 1986.

La sentenza si conclude con l’accusa di disastro ambientale e doloso. Stiamo parlando di un processo che ha coinvolto oltre seimila persone dichiaratesi parte civile e quasi tremila morti accertati a causa della lavorazione dell’eternit.

La condanna è sicuramente una cartina di tornasole per tanti disastri compiuti con consapevolezza, con la brama del guadagno facile, in Italia ed in tante altre parti del mondo.

Il sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi, si è detto soddisfatto per la sentenza, ma anche preoccupato di reperire subito i soldi del risarcimento, utili a far rinascere l’area ed a ripagare, soltanto in minima parte i danni causati alle famiglie degli operai. Il sindaco si dice disposto anche ad una trattativa con Schmidheiny, questa volta però chiara e limpida per tutti.

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