Settimana romana con vista sul 12 aprile

Che sarebbe stata una settimana a dir poco intensa, era stato ampiamente preventivato da tutti gli “addetti ai lavori”; che lo sarebbe stato fino a questo punto forse un po’ di meno: dallo “Tsunami tour” di lunedì, (ma anche dalle azioni di preparazione al corteo del 12 aprile effettuate la domenica) fino al corteo nazionale di sabato, Roma ed i suoi militanti per i diritti sociali sono stati al centro dell’attenzione mediatica e della ribalta nazionale.

Infatti dopo la controversa giornata di lunedì  che ha visto resistere solo due occupazioni che hanno comunque consentito ad almeno 40o nuclei familiari di trovare un  tetto; l’indomani circa una cinquantina tra studenti, disoccupati  precari e militanti politici ha messo in atto una contestazione ai gruppi conisliari del PD e di SEL, per quanto successo il giorno precedente. Una contestazione, che ha prodotto altre 46 identificazioni da parte delle forze dell’ordine, oltre che le condanne più assolute da parte delle compagini politiche finite nel mirino che hanno così colto la palla al balzo per non prendere posizione sulle modalità violente degli sgomberi del lunedì e per distogliere l’attenzione dalle loro responsabilità e dalle loro contraddizioni tanto politiche, quanto amministrative in merito. Anzi il loro massimo sforzo è stato finalizzato a produrre commenti faziosi e qualunquisti degni dei settori più reazionari di quella che dovrebbe, almeno in teoria, essere la loro controparte.

Foto: Stamattina siamo andati ad occuppare la sede del pd come risposta agli sgomberi di ieri! Gli sgomberi effettuati erano chiaramente sgomberi politici. In questa città nessuno ha il permesso di occupare! Non si può dare spazio alla crescita di movimenti che resistono ai governi dell'austerity e che costruiscono opposizione sociale. La celere in questo momento ha circondato una parte dei manifestanti senza lasciargli via d'uscita. QUELLO CHE NON CI SIAMO PRESI CE LO PRENDEREMO DOMANI! Godot Apritequellaporta Casaxtutti Metropoliz Lab Alexis Occupato Coordinamento cittadino Lotta per la casa

Dal canto loro, i media hanno cavalcato immediatamente l’onda, lasciandosi andare in un vero e proprio linciaggio mediatico per quelli che non erano più studenti e precari, ma automaticamente miltianti politici in odore di terrorismo spogliati dei loro bisogni essenziali di uomini e donne. Allo stesso modo, la grande mobilitazione di sabato, non era più una giornata di lotta e di rivendicazioni sociali ed umane oltre che politiche contro l’operato del non eletto Governo Renzi, dal jobs-act al Piano-Casa e più in generale contro l’austerity ed i dettami della troika, ma diventava tout-court un problema d’ordine pubblico, portatore di disagio e preoccupazione per la cittadinanza, una cosa con cui non averci a che fare e da augurarsi che giunga al termine il prima possibile.

Nonostante queste battute d’arresto, ed oltre un centinaio di denunce accumulate in due giorni, il Movimento romano non si è perso d’animo e dopo aver riordinato le idee attraverso vari momenti assembleari orizzontali e molto partecipati, ha saputo rilanciare la mobilitazione e chiarire ulteriormente, qualora ce ne fosse bisogno, che non saranno gli sgomberi, le denunce, i pestaggi ed i teoremi giudiziari a fermare questo ciclo di lotte, ma che esso si placherà solo quando vedrà realizzate le proprie parole d’ordine: casa e reddito per tutti. Obiettivi che, argomentano i portavoce dei movimenti, non possono essere raggiunti attraverso la mediazione con un potere che non ha alcuna intenzione di dialogare e cercare il confronto e che anzi ha decretato la tolleranza zero nei confronti delle spinte dal basso della parte più attiva della cittadinanza. Motivo per cui in tutte le assemblee è stato più volte ribadito il concetto che il vero mandante politico della repressione è il Partito Democratico, garante degli accordi presi a Bruxelles sulla testa del popolo, il partito dell’austerità e che pertanto non è pensabile nessun tipo di mediazione con interessi così distanti da quelli della popolazione. Così, nello specifico, la giornata di mercoledì è stata quella della riappropriazione sia degli spazi fisici che di quelli concettuali e verbali: a partire dalla mattina un corteo ha attraversato la cittadella universitaria,  per poi concludersi in una prima assemblea dedicata prettamente agli studenti. Nel pomeriggio, invece a Piazzale Aldo Moro, davanti a diverse centinaia di persone, l’assemblea di movimento convocata si è trasformata ben presto in un corteo che ha raggiunto Porta Pia dove ha preso il via una nuova “acampada” come accadde in seguito al corteo 19 ottobre. A differenza di allora, si è deciso di occupare precedentemente la piazza da cui partirà quella che nelle intenzioni degli organizzatori sarà una grande mobilitazione popolare. Questa volta uno degli obiettivi  dell’assedio sarà il Ministero del Welfare, proprio per dare continuità al percorso iniziato nello scorso Autunno e che vedrà nel vertice italo-francese sulla disoccupazione giovanile del luglio prossimo a Torino un altro dei punti cruciali: quel jobs-act che tocca un altro nervo scoperto senza risolvere le storture preesistenti.

In questo momento, proprio a Porta Pia, stanno cominciando ad affluire anche i primi gruppi di persone provenienti da altre realtà nazionali, pronti a portare il loro carico di esperienze per rendere il confronto il più onnicomprensivo possibile e per scegliere il modo giusto con cui rapportarsi a questa nuova sfida rappresentata dal corteo di sabato per cercare di uscire indenni dai tranelli dell’ordine pubblico oltre che da quelli “mediatici”, con la speranza di ritrovarsi tutti la domenica a raccontare di una grande giornata di protagonismo popolare ed opposizione sociale, senza dover necessariamente fare il conto di arresti e feriti e, oltre al danno la beffa, di essere etichettati come criminali solo per aver reclamato quella dignità negata dall’alto.

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