Sgombero del Carreau du Temple a Parigi, ma vanno avanti i precari della cultura

int5Il 23 marzo, alla chiusura dei seggi elettorali parigini, il Carreau du Temple è stato attaccato dalla polizia e sgomberato con la forza. Ad occuparlo c’erano i collettivi degli “intermittenti”, i lavoratori precari dello spettacolo che da gennaio portano avanti una lotta contro il “Patto di responsabilità” del presidente Francois Hollande. Negli ultimi tempi le proteste si sono fatte più dure: a gennaio il presidente ha parlato della necessità di un patto tra lavoratori dipendenti e datori di lavoro, rappresentati dal Medef, sorta di “confindustria francese”. L’obiettivo sarebbe quello di aumentare la competitività internazionale della Francia, il cui stato sociale non sarebbe più sostenibile in questa fase di crisi. E quindi mano al contratto nazionale Unedic (Union nationale interprofessionelle pour l’emploi dans l’industrie et le commerce) per la modifica degli articoli 8 e 10 sugli intermittenti e i precari del mondo dello spettacolo.Dall’apertura delle trattative, iniziata circa due mesi fa, una grande mobilitazione ha int2attraversato la Francia, portando al blocco di spettacoli e di iniziative culturali, ma anche attraverso cortei, scioperi ed occupazioni. La stessa Corte dei Conti di Parigi, rea di aver presentato i conti sui costi statali dei sussidi alla precarietà, è stata occupata. Anche i sindacati CGF, FO, FSU e Solitaires hanno aderito all’appello nazionale contro il patto Hollande – Medef, e insieme ai collettivi dei precari, lo scorso martedì 18 marzo hanno organizzato oltre 140 manifestazioni in tutto il paese. Poi il 20 il corteo nella capitale organizzato dal Coordinamento degli Intermittenti e dei Precari per i lavoratori dello spettacolo (CIP), nati durante le mobilitazioni del 2003 – 2004 e il sindacato CGF , a cui è seguita l’occupazione del Teatro dell’Opera Garnier. Il mattino successivo, il 21 marzo, sempre a Parigi è stato occupato il Carreau du Temple, spazio culturale adiacente a Place de la Republique. Quella stessa notte è iniziata la contrattazione per un accordo tra Medef e i sindacati CFDT e FO, mentre il CGT, il sindacato più rappresentativo, è stato tenuto fuori dal tavolo, probabilmente per il suo intransigente coinvolgimento nelle lotte e per il suo appoggio a blocchi ed occupazioni.

opPrima della proposta di Hollande di rivedere i termini del contratto nazionale Unedic, i lavoratori dello spettacolo precari beneficiavano di un regime fiscale particolare, nato per l’industria del cinema a partire dal 1936, e successivamente estesosi agli altri lavoratori della cultura. Tale regime permetteva da un lato ai datori di lavoro di assumere i lavoratori con contratti a tempo determinato anche molto brevi, rinnovabili negli anni. Nello spazio di tempo tra un contratto e l’altro lo Stato garantiva al lavoratore un sussidio di disoccupazione, raggiungibile per questa categoria con 507 ore di lavoro in 10 mesi, a differenza delle altre che ne hanno bisogno di 608 su 28 mesi. Una misura necessaria nel mondo dello spettacolo che spesso non conosce posto fisso, e dove la durata di un impiego corrisponde spesso a quella di uno spettacolo. Ma oggi che i contratti a progetto e la precarietà hanno invaso qualsiasi settore lavorativo, le tutele stabilite nel passato per le categorie a rischio, lungi dall’essere allargate, vengono prese di mira. E i diritti dei lavoratori dello spettacolo sono messi in discussione, perchè costano troppo in sussidi allo Stato e in contributi ai datori di lavoro. Secondo un rapporto della Corte dei Conti del 2012 questo regime fiscale crea un deficit di circa un miliardo di euro l’anno. Ma a dimostrazione che è in generale la precarietà, in ogni settore, a pesare allo Stato, la Corte dei conti riporta anche il costo sociale degli altri contratti a tempo determinato e di quelli ad interim: rispettivamente 5.592 e 1.464 miliardi. I lavoratori intermittenti dello spettacolo producono un terzo del deficit della cassa di disoccupazione, sebbene paghino contributi più alti (il 10%, mentre gli altri lavoratori raggiungono il 6). In passato i loro privilegi erano stati pensati come compensazione per le difficoltà che l’instabilità del settore comporta: non solo la precarietà, ma anche stipendi generalmente bassi (nel 2007 in media meno di 14mila euro l’anno). Inoltre, a fronte dell’importanza sociale della cultura, aiutarne i lavoratori rappesentava un sostegno indiretto al suo sviluppo da parte dello Stato. Ma in tempi di austerity diritti e cultura diventano il superfluo da abbattere, e il concetto di “competitività” assume nuovi significati, quale quello del progressivo abbassamento dei costi della forza lavoro. E ci si aspetta che le modifiche al contratto nazionale dei lavoratori dello spettacolo saranno seguite da quelle per i settori dei servizi, della ristorazione e delle pulizie nei quali la precarietà è la regola.

L’accordo raggiunto il 21 mantiene gli “annexes” degli intermittenti, ossia i loro vantaggi,int3 ma diminuisce gli indennizzi fino a meno 300 euro al mese e introduce un tetto al reddito lordo. Ora si aspetta la ratifica da parte del Governo. Nel frattempo gli occupanti del Carreau du Temple, nella notte del 23, alla chiusura delle urne per le elezioni municipali, sono stati sgomberati con la forza. Il sindaco socialista Anne Hidalgo è stata duramente contestata. Una persona è stata arrestata e rilasciata il giorno successivo. Un’altra è stata ferita ai polsi dopo essere stata ammanettata troppo brutalmente. Giovedì 27 marzo precari e intermittenti si incontreranno in un’assemblea generale unitaria, mentre oggi si riunivano separatamente le varie commissioni di lavoro nelle quali si è divisa e organizzata la mobilitazione. E la protesta va avanti.

Bookmark the permalink.