Siria, continua il massacro: oltre 500 morti nei sobborghi di Damasco

Il sangue dei siriani continua incessantemente a spargersi in un conflitto di cui non si intravede ancora la fine dopo oltre due anni. Gli ultimi cinque giorni hanno visto l’ennesima strage ad opera delle forze lealiste di Bashar al-Assad: più di cinquecento le vittime in un’offensiva nell’area di Jdeidet Artouz – al-Fadel, sud-ovest di Damasco, dove si trovava un folto gruppo di oppositori.

Donne, bambini e anziani non sono stati risparmiati, in una terribile operazione di attacco delle forze di regime, probabilmente una delle più sanguinose dall’inizio del conflitto, in cui la maggior parte delle vittime, a quanto dicono gli attivisti, sarebbero civili inermi. Il conteggio dei corpi ritrovati è ancora in corso, e va avanti con molte difficoltà man mano che le brigate facenti capo al regime alawita abbandonano il territorio. Salme sono state ritrovate per le strade, negli edifici abbandonati, sui binari di una ferrovia locale ormai in disuso, e persino sottoterra, indecorosamente seppellite in fretta e furia dagli stessi soldati per occultare le tracce della strage. Impiccati, fucilati, addirittura colpiti a morte mentre giacevano feriti a terra o in cliniche di campo allestite al momento: questa la fine di molti siriani stando ai racconti dei testimoni oculari e dei familiari delle vittime. Molti sono stati poi gli arresti indiscriminati tra le persone che cercavano semplicemente di seppellire i loro cari uccisi.

La cittadina, sulla strada che da Damasco conduce alle alture del Golan (sotto occupazione israeliana), sarebbe stata teatro delle atrocità anche perché a maggioranza sunnita (a differenza del clan degli Assad al potere, appartenente alla branca alawita della shi’a) e luogo in cui hanno trovato rifugio oppositori scampati alle uccisioni di massa avvenute in zone limitrofe come Daraya e al-Mouadamiya. Queste caratteristiche hanno reso Jdeidet al-Fadel obiettivo ideale di brigate e corpi speciali dell’esercito che difende il regime di Damasco, guidati da familiari di Bashar al-Assad, in quanto “incubatore di terrorismo”. Questo è il termine utilizzato da Bashar e alleati per definire le forze dell’opposizione.

350 delle oltre 500 vittime sono state oggetto del brutale massacro dell’esercito di regime, supportato da Hezbollah e dalle shabbiha (milizie filogovernative in abiti civili) solo nell’adiacente distretto di Jdeidet Artouz, secondo quanto riportano gli attivisti dei Comitati di Coordinamento Locale in un comunicato diffuso sulla rete. Come se non bastasse, nella stessa giornata di domenica si sono aggiunti al bilancio altre decine di “martiri”: 21 a Idlib, 20 ad Aleppo, 14 a Homs, 12 a Daraa, 6 a Deir Ezzor e 5 a Hama (fonte: Eyes On Syria).

 

Le scioccanti immagini di Eyes On Syria su YouTube riprese da attivisti locali

Gli articoli di Al Jazeera English, Reuters e The Guardian sulle due stragi

 

 

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