Siria: due anni di un genocidio taciuto. Di fronte all’indifferenza del mondo la solidarietà diventa un imperativo

Da oltre due anni la Siria sta vivendo una repressione violenta da parte del regime di Bashar al-Assad, che ha già provocato oltre 100 mila vittime, tra cui oltre 8 mila bambini. Le autorità di Damasco hanno deciso di usare la violenza contro i manifestanti pacifici che chiedevano la caduta del regime, la libertà e il rispetto dei diritti umani.

Dopo oltre quarant’anni sotto dittatura i siriani hanno deciso di rompere il muro del silenzio e scendere in piazza per denunciare gli abusi perpetrati dal governo Assad; nel marzo 2011 le proteste si sono accese a seguito dell’arresto, della tortura e dell’uccisione di alcuni bambini di una scuola elementare della città di Dar’à, nel sud-ovest del paese, colpevoli di aver scritto sul muro della loro scuola: “Il popolo vuole la caduta del regime”. I siriani hanno così violato l’ordine di coprifuoco, che per quasi mezzo secolo ha impedito loro di riunirsi e manifestare e per tutta risposta il regime ha mobilitato l’esercito e i suoi squadroni speciali.

 

Decine di case, interi quartieri e città sono stati colpiti e distrutti da massicci bombardamenti.

Secondo i dati diffusi dall’UNCHR (Alto commissariato Onu per i rifugiati), il numero di siriani che hanno lasciato le proprie abitazioni e hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi (Turchia, Libano, Giordania, Iraq) ha superato il milione e, se le violenze proseguiranno, il numero potrebbe triplicare entro la fine del 2013. La situazione nei campi profughi, dove si trovano immense distese di tende, dove mancano servizi igienici, riscaldamento e acqua corrente è allo stremo: negli ultimi mesi il numero dei richiedenti rifugio è triplicato, con la media di cinquanta mila nuovi profughi alla settimana.

All’interno della Siria ci sono oltre 6 milioni di sfollati, persone che hanno perso la casa e hanno trovato rifugio in alloggi di fortuna: scantinati, palestre, scuole, o presso parenti. La luce, il gas e l’acqua corrente mancano ormai da mesi. Durante l’inverno le famiglie hanno dovuto tagliare gli alberi per scaldarsi e, per procurarsi acqua, bombole di gas e viveri sono state costrette ad attraversare a piedi interi quartieri, sotto la minaccia dei cecchini; sono innumerevoli le stragi ai panifici e ai centri di distribuzione alimentare: individuando le file di civili in attesa di comprare il pane o qualche bene di prima necessità, gli aerei del regime hanno sganciato bombe, provocando centinaia di morti.

Numerosi ospedali sono stati rasi al suolo e in molte zone funzionano solo gli ospedali da campo, allestiti con i pochi mezzi a disposizione di medici e infermieri, che sono costretti a turni di lavoro interminabili, senza percepire paga alcuna. Il personale e i mezzi sanitari sono spesso nel mirino dei cecchini e dell’aviazione militare: le autorità di Damasco considerano nemico chiunque soccorra i feriti e malati al regime. Ci sono almeno 70 medici e volontari che sono stati arrestati dal regime per aver prestato la loro opera.

La situazione dal punto di vista medico-sanitario è allarmante: i bambini non ricevono vaccinazioni, non ricevono cure e non hanno assistenza psicologica per affrontare i traumi dovuti alle scene di morte e violenza a cui sono costretti ad assistere.

Il sistema scolastico è paralizzato da due anni: un’intera generazione di bambini non riceve più istruzione ed è privata della sua infanzia. Numerose scuole e università sono state bombardate, provocando stragi tra i bambini e gli studenti. Nei campi profughi e nelle città assediate decine di bambini muoiono per malattie solitamente curabili, ma che in questa situazione di grave precarietà diventano letali. Molti sono rimasti ciechi, mutilati, ustionati: allo stato attuale non ci sono possibilità di garantire loro assistenza e riabilitazione.

Di fronte a questo scenario drammatico risulta indispensabile muoversi per offrire assistenza umanitaria e sanitaria nei campi profughi e nelle città assediate: almeno 10 milioni di persone necessitano di aiuto immediato. Molte Ong hanno dovuto lasciare il paese per via delle violenze del regime nei confronti dei loro operatori. È indispensabile sostenere quelle organizzazioni che, tramite una fitta rete di contatti con operatori sul campo, sia nelle tendopoli allestite per i profughi, sia all’interno dello stesso territorio siriano, si stanno mobilitando per aiutare i civili siriani ed alleviare la sofferenza di bambini, donne, anziani.

Lo stallo della macchina diplomatica internazionale sta provocando un grave peggioramento della situazione umanitaria.

La popolazione siriana è ormai allo stremo.

 

di Asmae Dachan

Asmae Dachan

Osservatorio "Onsur". Onsur – Campagna mondiale di sostegno al popolo siriano – è un’associazione umanitaria nata in Italia il 17 settembre 2012 al fine di attivare iniziative benefiche per alleviare le sofferenze del martoriato popolo siriano. Onsur è una parola araba che significa “sostieni”. Un imperativo esortativo che racchiude in sé lo scopo e la natura dell’associazione: sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sulla drammatica situazione in Siria e attivare un impegno solidale concreto. Per sostenere: http://www.shinynote.com/story/la-carica-dei-101-u-97
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