«Smettetela di appoggiare uno Stato schiavista», l’appello di Biram Dah Abeid a Europa e Usa

L’abbiamo incontrato a Napoli con la moglie Leila Ahmed Khilva, in occasione del 5° Festival del Cinema dei Diritti Umani, dove si è parlato in vari dibattiti della situazione in Mauritania, con inoltre la proiezione del documentario Tra la coda della vacca e la terra realizzato da Marisa Manno con varie associazioni cooperanti italiane.

È Biram Dah Abeid, storico attivista mauritano anti-schiavitù e oggi presidente della combattiva IRA (Initiative pour la Résurgence du Mouvement Abolitionniste en Mauritanie – Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abrogazionista in Mauritania), un’organizzazione che coraggiosamente lotta contro il problema della schiavitù mauritana nel proprio Paese e anche nel mondo, dove ha uffici di rappresentanza (è così anche in Italia).

Storia ribelle e coraggiosa quella di Monsieur Biram, dietro un’aria apparentemente calma e mansueta. Anche lui hartani (plurale: harratin), cioè discendente di schiavi poi affrancati, da anni tenta di far sentire la voce di una larga parte della popolazione che vive al di fuori di ogni definizione di umanità. Acerrimo nemico dello Stato mauritano che ha bandito la sua associazione e lo perseguita di continuo, il 27 aprile 2012 dopo una preghiera del venerdì ha compiuto il plateale gesto di bruciare in piazza un codice di diritto malikita. La sua provocazione mirava a denunciare la complicità delle gerarchie religiose del suo Paese, che ammantandosi di una strumentale interpretazione dell’islam giustificano e fomentano schiavitù e apartheid. Il giorno dopo è stato arrestato con altri attivisti del suo movimento, per essere liberato solo nel settembre 2012 grazie a pressioni internazionali e vivere tuttora con l’ansia di ritorsioni da parte delle istituzioni mauritane per il suo attivismo.

A First Line Press Biram Dah Abeid ha lasciato un appello, diretto a tutti noi. Affinché l’Europa e gli Stati Uniti non cooperino più con le istituzioni della Mauritania, colpevoli di portare avanti politiche schiaviste e razziste contro circa il 20% della popolazione.

Un appello che raccogliamo e diffondiamo, perché dipenderà anche da noi se circa 700.000 schiavi in Mauritania smetteranno di esserlo.

Continueremo a seguire la lotta contro la schiavitù del popolo mauritano con servizi e interviste: nel nostro piccolo, non spegneremo i riflettori.

 

Leggi qui l’articolo di Domenico Musella su schiavitù e apartheid in Mauritania

Qui la puntata del programma Zazà (Radio3 Rai) che ha ospitato un intervento di Biram Dah Abeid

 

 

Bookmark the permalink.