Somalia, attentato al presidente e Governo centrale sempre più debole

Di ritorno a fasi alterne sulle riga degli organi d’informazione, la Somalia resta imbrigliata in un contesto socio-politico difficile da analizzare, per gli episodi e gli attori che si alternano in maniera confusionale. In questo scenario si è inserito l’attentato teso al nuovo (ennesimo) presidente Sheikh Hassan Mohamud, avvenuto lo scorso martedì e conclusosi senza conseguenze.

L’attacco si è compiuto mentre il presidente viaggiava verso Merka, che si trova a sud di Mogadiscio, ma il mezzo blindato ha permesso a Sheikh Hassan Mohamud di uscire illeso. Il gesto è stato rivendicato dalla cellua degli Shebab, vicini, anche se non è chiaro con quale tipo di legame, ad Al-Qaeda. Un portavoce degli attentatori, Abdulaziz Abu Musab, in un comunicato rilasciato a “France Presse”, ha rivendicato l’azione, fatta dell’esplosione di una bomba, perché in chiara opposizione ad un presidente auto-nominato.

Le truppe dell’Amisom (African Union Mission in Somalia) hanno permesso la messa in sicurezza del mezzo sul quale viaggiava il presidente, che ha poi rassicurato tutti da Merka.

Il governo centrale somalo dopo il crollo della dittatura del 1991 ha trovato nel 2012 il riconoscimento internazionale e la fine della fase di transizione, in un processo sostenuto dalle Nazioni Unite. Sheikh Sharif Ahmed ha conquistato il sostegno del Paramento e dalla comunità internazionale, anche se i risultati migliori li ha raggiunti solo nella capitale Mogadiscio, perché nel resto del Paese resta ancora tutto sfilacciato e soprattutto lontano dal riconoscimento del governo centrale, considerando le varie divisioni regionali.

Negli ultimi mesi poi il potere degli Shabaab sembra essere accresciuto, con numerosi casi di rapimenti e scontri a fuoco. Secondo un calcolo approssimativo delle Nazioni Unite ci sono più di cinquemila arruolati tra i miliziani, che rappresentano, sempre per gli osservatori internazionali, la principale minaccia per la pace in Somalia. L’ultima azione eclatante della cellula di Al-Qaeda, prima dell’attentato al presidente, che in realtà è il secondo, dato che ce n’era stato un altro nel maggio del 2012, risaliva a luglio, quando fu assaltata, da un attentatore suicida, l’ambasciata della Turchia.

L’instabilità irrefrenabile del Paese ha convinto anche una delle organizzazione più preparate e radicate nel territorio, Medici Senza Frontiere, a lasciare, lo scorso mese, la missione in Somalia dopo anni di lavoro, perché divenuto troppo pericoloso.

All’interno del nostro Focus Africa si può leggere anche della vicenda somala

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