Speciale elezioni / Italia 2013: intervista a Michael Day, The Independent

Lorenzo Giroffi

L’Italia è investita da un’onda di immobilismo, che paralizza tutti gli apparati di potere, la cui velocità però sembra non essere ricordata, forse perché ancor più lenta da operativa: nomine da compiere e deserto di idee, come se si dovesse elaborare una campagna elettorale invece che operare in maniera determinante. Tutto ciò durante lo psicodramma dei grandi partiti, ammesso che ce ne siano mai stati in giro, ed al cospetto del Movimento 5 Stelle, fenomeno divenuto realtà con cui doversi confrontare.

Già la scorsa settimana ci siamo allontanati dalle pantomine rivendicative dei corresponsabili (eletti ed elettori), spulciando nelle considerazioni della stampa estera. Lo facciamo di nuovo, staccandoci dal rumore delle immagini degli sconfitti che tentano di dare la mano a chi si rifugia in dettami ancora da campagna elettorale, che ripudia le ideologie, ma che in qualche modo fa dei propri cavalli di battaglia qualcosa di ancora più dottrinale. Ci rifugiamo in quella che viene spesso presentata come un’oasi di democrazia e libera informazione: il Regno Unito.

Incontro per un’intervista Michael Day, corrispondente in Italia per un giornale britannico che al mondo ed a tutte le sue vicende dà sempre molta attenzione: The Independent. Di fatti Michael lo fa in maniera pungente, senza tanti stereotipi. Osserva la realtà italiana per poi riportarla ai lettori britannici, che negli anni si sono incuriositi molte volte verso le sorti di un Paese europeo legato a scandali ed a laughing stocks (zimbelli). Il giornalista dell’Independent lo fa con onestà, senza i soliti indici puntati contro un popolo amante di pasta e calcio, riconoscendo gli stessi problemi economici, sociali e politici anche al Regno Unito. Problematiche del tutto europee, rimarcando tale comunione solo come una ragnatela di effetti, senza la possibilità di rintracciarne le cause.

Intanto l’Italia, dai bar alle istituzioni, continua ad aspettare, come se dovesse arrivare qualcosa dall’ennesimo evento risolutivo. I vecchi bastioni di potere hanno dimenticato come si nuota tra le macerie da loro generate, continuando ad invocare alleanze con chi ha sempre giudicato incapace. Chi invece ha attuato critiche e rivoluzioni, si trova a fare i conti con le prime responsabilità, ma anziché tramutare la trasparenza proclamata in una limpida linea di intenti, si rinchiude in un hotel del centro romano per ascoltare cosa poter fare.

Come vedi la situazione italiana?

<<Sicuramente molti europei sono in ansia per la situazione italiana. Per chi non vive in Italia è difficile capire come Silvio Berlusconi e la sua coalizione abbiano potuto nuovamente ricevere così tanto consenso, ma allo stesso modo è complicato spiegare il personaggio di Beppe Grillo ed il suo successo. Naturalmente i fatti italiani sono importanti perché derivanti da un’economia fondamentale e dunque tutti confidano nella formazione di in un Governo che fronteggi soprattutto le preoccupazioni finanziarie del Paese>>.

Lo scenario politico attuale rende ancora più difficile il racconto di un osservatore estero? Come spieghi ai tuoi lettori il Movimento 5 Stelle?

<<La difficoltà è giornalistica, a partire già dalla sua categorizzazione: è un movimento e non un partito. In termini giornalistici inglesi o comunque anglosassoni si parlerebbe di protest movement. In genere un protest movement agisce in opposizione all’establishment, contro le relazioni con la classe dirigente e lontano da essa. Tuttavia, più che il Movimento 5 Stelle, è difficile comprendere, senza conoscere il contesto e le ragioni storiche/sociali, come Berlusconi, dopo aver vinto tre elezioni, sia arrivato vicino a vincere anche queste ultime>>.

Beppe Grillo rilascia interviste solo alla stampa estera perché quella italiana la considera immischiata con i marci sistemi di potere. Come leggi quest’atteggiamento?

<<Beppe Grillo ed il suo movimento si sostengono grazie al loro legame con internet, quindi in un certo senso non hanno bisogno dei media. Inoltre gli organi di informazione italiani fanno a pieno parte dell’establishment, visto che ricevono sussidi da esso ed il Movimento 5 Stelle vorrebbe proprio tagliare questa relazione di finanziamento>>.

Pensi che la crisi politica, dopo quella economica, possa definitivamente allontanare il Paese dall’Unione Europea? La crisi finanziaria ha slegato ancor di più i singoli popoli europei. In Gran Bretagna si parla di un referendum che possa permettere una distanza definitiva dalla Comunità ed in Italia chi ha votato il Movimento 5 Stelle l’ha fatto anche per la volontà di abbandonare la zona euro. Qual è il tuo pensiero in merito?

<<Rispetto alla situazione italiana credo che non sia realmente chiaro cosa Grillo voglia fare con l’euro, non sono sicuro che lui ed il suo movimento vogliano salutarlo risolutivamente. L’Europa sicuramente spende tanti soldi in burocrazia e per il proprio regno politico. L’Unione Europea tante volte appare come un qualcosa di anti-democratico perché i singoli Paesi hanno votazioni slacciate tra di loro, che poi però in Europa si trovano a fare i conti con decisioni non dettate dalla propria volontà popolare. Chiaramente questo è stato un punto importante, ma non penso sia stato decisivo per il successo del Movimento 5 Stelle. Credo che il risentimento degli italiani derivi da problematiche come la corruzione, la spazzatura ed il nepotismo. Queste sono le priorità che mi sembra siano state a cuore degli elettori>>.

Hai raccontato molto l’Italia e le sue questioni politiche degli ultimi tempi, quali sono le tue previsioni per l’immediato futuro?

<<Bisogna aspettare. Io non sono un esperto della Costituzione italiana, ma stando tra la gente noto che c’è attesa per un nuovo Governo. Al momento la situazione italiana è molto strana: il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, prossimo alla fine del suo mandato; assenza del Capo della Polizia; non c’è il Governo; manca il Papa. L’Italia ha smarrito ogni tipo di guida. Se mi chiedessi di indovinare cosa succederà, io immagino un qualche tipo di accordo tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, affinché possano votare assieme leggi importanti, come quella elettorale e quella sulla corruzione, per poi riandare alle elezioni tra 6 mesi>>.

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