Strage di Castel Volturno: ergastolo confermato per Setola e altri tre. La prima strage di camorra con l’aggravante dell’odio razziale

Furono ammazzati con 150 colpi di kalashnikov al chilometro 143 della domiziana, presso la sartoria etnica “Ob Ob Exotic”, da alcuni uomini del commando di Setola. I corpi erano ancora per terra, ricoperti da un lenzuolo bianco e già si parlava di mafia nigeriana, di droga, della solita lotta tra bande rivali per il controllo del territorio e dei traffici.

E invece quei sei ragazzi non avevano alcuna colpa. Se non quella di essere neri.

 

A cinque anni da quella che è passata alla storia come la “Strage di San Gennaro”, la Corte di Appello di Napoli conferma in secondo grado il massimo della pena per Giuseppe Setola ed altri tre uomini del clan dei Casalesi.

 

Era il 18 settembre 2008 e a Castel Volturno persero la vita sei immigrati innocenti: Kwame Antwi, Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams, El Hadji Ababa, Samuel Kwako e  Jeemes Alex. Ergastolo con isolamento diurno  per il boss Giuseppe Setola e per Davide Granato, Alessandro Cirillo e Giovanni Letizia, mentre è salita a 28 anni la pena per Antonio Alluce, il quinto imputato che inizialmente era stato condannato a 23 anni di reclusione.

 

 

 

La Corte ha anche confermato l’aggravante dell’odio razziale, escludendo, invece, la finalità di terrorismo riconosciuta in un primo momento. Soddisfazione per chi ha difeso le sei vittime e portato avanti una battaglia che ha il solito retrogusto amaro delle stragi di camorra. Ma che questa volta era anche di più.

 

 

 

«È la prima volta nella storia del nostro Paese – ha dichiarato l’avvocato Francesco Vicino, difensore con Luciano Santoianni del Csa Ex-Canapificio, costituitosi insieme ad altri parte civile – che viene riconosciuta l’aggravante dell’odio razziale per una strage di camorra. Questa sentenza di secondo grado ci fa sperare bene, e ci dà il coraggio per continuare a sostenere che è stata una strage di innocenti. Sei  ragazzi che non avevano alcun rapporto con la camorra o la mafia nigeriana e con lo spaccio di droga, come inizialmente si era insinuato».

 

Nel 2011 a 3 anni dalla strage, dopo un mese dalla sentenza di primo grado che condannava i 5 camorristi del clan dei Casalesi, i Kalifoo Ground Music System, un gruppo rap italo/africano nato dopo la strage, avevano inciso “No Heaven For Us”. Una canzone per ricordare la strage, dagli occhi di chi l’ha vissuta (in testa all’articolo, il videoclip)

 

 

di Mariarita Cardillo

Mariarita Cardillo

Sono nata in un Paese in cui avere il colore della pelle diverso è ancora un problema. In una Terra che mescola parole con pregiudizi, dove immigrato è sinonimo di clandestino, e clandestino è troppo spesso uguale a sfruttamento, lavoro nero, schiavitù. Scrivere di immigrazione non è facile. Non ho nessuna pretesa, solo raccontarvi cosa succede dove gli altri non guardano.
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