Sud Sudan, cacciati tutti i ministri mentre iniziano nuove tensioni col Sudan

Il Sud Sudan dopo anni di lotte armate, dichiarazioni negate d’indipendenza, referendum risolutivo e proclamazione di uno Stato autonomo, distaccato da Khartoum, non trova ancora uno snodo nel quale pacificarsi, ma anzi addirittura la stabilità politica viene minata dallo stesso presidente, Salva Kiir Mayardit. Quest’ultimo, oltre ogni rimpasto, ha deciso, con decisione solitaria, di licenziare, letteralmente, tutto l’interno gabinetto di Governo, a partire dal vice Ministro, Riek Machar Teny, fino all’ultimo dei ministri.

Con un decreto presidenziale si è arrivati a tale rimozione, che sarebbe indirizzata verso  una sorta di rimpasto, ma che in pratica genera un vortice di caos in cui piomba tutta la politica sud sudanese. A seguito della decisione del presidente Kiir, il Governo è ora retto dai sottosegretari, ma a parte la volontà di nuove nomine, non sono state specificate le motivazioni di tali siluramenti. D’altra parte la Costituzione dà tale potere al presidente: formare e sciogliere un governo.

Il momento già delicato ha però inculcato in tutta la popolazione ancora di più l’idea d’instabilità e paura, con le forze di sicurezza tutte schierate per le strade della capitale, Juba, e le persone a rincasare il più velocemente possibile. Le turbolenze ai vertici istituzionali coinvolgono anche la polizia, con l’allontanamento di 17 poliziotti, sempre inerenti a decisioni politiche, fatto che va ad alimentare lo scontento di pezzi importanti del Movimento popolare di liberazione del Sudan (SPLM), che per anni ha combattuto per la causa comune dell’indipendenza. Molti dei ministri, come Pagan Amum, venivano da quell’esperienza di lotta, vissuta dal 1983 al 2005, svoltasi per sradicare il Sud Sudan dal Sudan di Khartoum, conclusasi poi con la vittoria del referendum del 2011, quando la popolazione compatta votò per dividersi dal nord.

Le tensioni maggiori si erano venute a creare tra il presidente ed il vide presidente Temny, accusato di mirare alla presidenza del 2015, inoltre Salva Kiir Mayardit ha iniziato da settimane una battaglia personale contro i casi di corruzione, arrivando all’espulsione, già un mese fa, di due ministri coinvolti in scandali.

Intanto le tensioni con il Sudan del nord complicano ancora di più la situazione, visto che in questa settimana il governo sudanese ha deciso di bloccare i barili di greggio provenienti dal Sud Sudan. In questo modo vengono violati gli accordi del settembre 2012. La trasgressione dei patti è iniziata con una lettera lo scorso 9 giugno, che appunto annunciava che in sessanta giorni sarebbe stato interrotto  il trasporto di petrolio tra i due territori. La decisione è stata unilaterale e per questo contestata, in virtù soprattutto di quel famoso accordo che prevedeva l’interruzione solo per ragioni tecniche.

In pratica arrivare ad un blocco vuol significare che tutto il petrolio prodotto dal Sud Sudan non può accedere al Sudan, dove viene raffinato, creando così un danno economico ad entrambi i Paesi. Questo è il punto di maggior contrasto, decisamente non risolto, post-secessione, con risorse da una parte ed impianti dall’altra, con reciproche minacce  e perdite economiche che gravano su tutti. In più ora c’è la mai sedata instabilità politica del Sud Sudan.

Consigliamo di seguire Sudan Tribune per gli sviluppi della vicenda  

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