#ToqueaBankia, ovvero la creatività spagnola nella lotta anti-austerity

Domenico Musella

Sono molti i governi europei direttamente legati alle oligarchie economico-finanziarie (e forse nessuno come quello della nostra grosse koalition lo è in maniera così evidente). Dall’altra parte ci sono i popoli, quel declamato 99% che subisce sulla propria pelle le scelte senza scrupoli dei suddetti e che, fortunatamente, prova a ribellarsi al destino che gli è stato imposto.

Dalla Spagna, antesignana delle rivolte in corso con il movimento #15M nato nella primavera 2011, di cui qualche giorno fa in un nostro articolo abbiamo ricordato il secondo anniversario, arriva un’altra forma di protesta originale. Che ha il pregio di centrare il vero punto della crisi in atto, ma con ironia e concretezza. Una modalità da cui si può prendere spunto anche nel resto d’Europa, soprattutto nei “PIIGS” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) vessati da tagli allo Stato sociale ai quali hanno fatto da contraltare fiumi di denaro pubblico impiegati per salvare banche, in crisi verificatesi non per il fato avverso ma a causa di attività speculative dissennate.

In particolare, in Spagna la responsabilità degli istituti bancari è ancora più pesante per la questione dei mutui casa (ne abbiamo parlato approfonditamente qui). Sfratti e suicidi di gente che si ritrova senza lavoro e senza casa, denominati da queste parti genocidio financiero facendo a meno della solita ipocrisia, sono tristemente all’ordine del giorno.

È così che in occasione dell’anniversario del salvataggio del gruppo Bankia (la più grande banca spagnola) da parte dello Stato nel 2012, attuato acquisendo con circa 30 miliardi di euro di denaro pubblico il 100% della società che per quasi la metà del capitale la controlla, il 9 maggio, le assemblee del movimento #15M e una moltitudine di cittadini si sono impegnate in una giornata di mobilitazione molto particolare. Si è trattato di sabotare le attività dell’istituto di credito durante l’intero orario di apertura e in tutto il Paese (e persino nelle filiali all’estero), attraverso l’iniziativa #ToqueaBankia.

Preso in prestito dal linguaggio di facebook, “dar un toque” (inviare un poke, “dare una voce” diremmo forse in un italiano più colloquiale) ha significato realizzare azioni di tutti i tipi, raggruppate sotto il segno del “cansinismo“, ovvero il portare allo sfinimento qualcuno (in questo caso, il personale degli sportelli di Bankia) attraverso trovate buffe e assurde. Si è andati dal semplice formare code chilometriche sulla soglia delle agenzie, al domandare una valanga di informazioni su di un prestito o il rinnovo del proprio libretto di risparmio, alle richieste di cambi di banconote in monetine da un centesimo (accertandosi dell’esattezza dell’operazione contando accuratamente e ripetutamente), a operazioni di versamento di un euro sui conti di ong. Oltre a queste operazioni chiaramente mirate a far perdere tempo al personale, paralizzando le agenzie in attività inutili (un vasto repertorio delle quali lo si può trovare qui e qui), la protesta ha anche assunto forme artistiche come le finte atracos (“rapine”) musicali (come nel video sotto) o vari altri siparietti come l’enorme ghigliottina di cartone portata in una filiale, per rappresentare appunto l’assassinio della popolazione attraverso sfratti e tagli.

 

Tutta la fortunata mobilitazione, che ha effettivamente portato alla chiusura di diverse filiali per “motivi tecnici” (foto a sinistra) riscuotendo un grande successo nel Paese, con in più l’hashtag #tocandoabankia trending topic spagnolo per tutta la mattinata, è frutto del grande brainstorming realizzato in una piattaforma web messa in piedi dagli hacktivistas. Gli stessi hanno anche realizzato una app per i cellulari e per facebook che ha permesso non solo di localizzare le agenzie Bankia più vicine da raggiungere e disturbare, ma anche di inoltrare chiamate ai numeri di telefono di Bankia per paralizzare l’attività anche in questa modalità. Inutile aggiungere che il sito internet della società è andato in tilt per tutto il giorno.

Questa azione diffusa, che per gli organizzatori non è che la prima di molte altre che verranno ed è stata inserita nel Maggio ricco di attività degli indignados, ha avuto come obiettivi dichiarati (ben spiegati in questo articolo di Publico.es): la richiesta di blocco totale degli sfratti (dei quali Bankia risulta tra i principali esecutori; la destinazione di tutti gli immobili vuoti di proprietà di Bankia come alloggi sociali per la popolazione; la richiesta di nazionalizzazione completa di Bankia, con la messa in piedi di meccanismi di trasparenza e di partecipazione democratica alle sue scelte strategiche; un audit cittadino sul debito della società e in particolare sulle ‘azioni privilegiate’, un prodotto finanziario venduto in massa ai clienti e rivelatosi una vera truffa.

Il tutto, ovviamente, nell’ambito di una contestazione più generale della politica economica e finanziaria attuale, che raggiunge il suo culmine nel patto europeo conosciuto come Fiscal Compact che ha imposto agli Stati di inserire nelle Costituzioni il principio della priorità su tutto del pareggio di bilancio (in soldoni, appianare il debito prima di investire in servizi pubblici). Proprio di questa misura, scritta con il consenso unanime del Partido Popular come dei Socialisti nella Carta spagnola all’articolo 135 (in quella italiana, sempre con un consenso parlamentare unanime, è all’art. 81), il 15M chiede tra l’altro l’abrogazione.

I punti di forza del riuscito #ToqueaBankia sono state la realizzazione di azioni nonviolente e non criminalizzabili (perché non rientrano in nessun reato descritto dai codici, anzi, molto spesso sono inquadrabili come diritti del cliente), e quindi non reprimibili dalle forze dell’ordine con validi motivi. Azioni che per il loro carattere gioioso e sensato hanno incontrato il favore sia dei clienti di Bankia (che in molti casi si sono uniti al cansinismo) che dei lavoratori (che hanno pazientemente lasciato fare, consci di non essere loro i bersagli). L’unione di tanti piccoli gesti, compiuti da persone comuni di tutte le età (dagli studenti, ai lavoratori Iberia ai “pensionati appassionati” degli iaioflautas) e in tutto il Paese, ha avuto il risultato di paralizzare le attività di Bankia, messa sotto attacco pacifico da tutte le direzioni. Tutto è andato in tilt, e il risultato finale è stata la dimostrazione che, coesa, la popolazione può avere una grande forza anche non avendo i mezzi dei colossi finanziari e dei governi.

Concludendo, voglio precisare che il mio entusiasmo non è dovuto a semplice esterofilia, anche perché azioni che prendono di mira le banche sono all’ordine del giorno un po’ in tutta Europa (e nel mondo) in questo periodo. Quello che c’è di buono nel “modello spagnolo” è l‘unità dei vari movimenti nel portare avanti un’azione in maniera coordinata, insieme ad un’efficiente organizzazione, che sfrutta in maniera intelligente le potenzialità della rete e dei social network. Mettendo da parte i settarismi e concentrandosi nella pianificazione accurata di una lotta nonviolenta contro il comune avversario. Questa credo sia la principale lacuna negli altri Paesi (parlando ovviamente in generale, perché nel particolare alcuni begli esempi esistono, e cerchiamo di raccontarveli su queste colonne). Non ci si può permettere di portare avanti una strategia di lotta così importante come quella contro la “crisi del debito” senza l’unità e l’organizzazione. Non foss’altro perché quell’opposto 1% unito e organizzato lo è eccome.

 

Maggiori approfondimenti negli articoli su Eldiario.es, Publico.es e sul portale delle acampadas Tomalaplaza.

Su facebook e twitter è poi disponibile una grande quantità di info, foto e video, cercando sui profili di 15M, delle acampadas, di ToqueaBankia e PAH.

 

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