Tunisi: fiducia ad un nuovo governo in vista delle elezioni, mentre continuano le torce umane

La situazione tunisina non sembra essere granché migliorata da due anni a questa parte, nella sostanza. La disoccupazione, soprattutto giovanile, è attestata ad un alto 17%, l’inflazione è alle stelle, la sicurezza pubblica è scarsamente garantita. A questi tre problemi urgenti il nuovo esecutivo ha dichiarato di voler mettere mano.

Il nuovo governo guidato dall’ex Ministro degli interni Ali Larayedh, formatosi a seguito dei tentativi falliti del premier dimissionario Jebali di un esecutivo di “più larghe intese”, ha ottenuto stamane la fiducia della maggioranza dell’assemblea costituente tunisina, con 139 voti a favore su 217 totali. 45 i no, 13 le astensioni, 20 gli assenti alla seduta (il francese Libération fa un resoconto). Si tratta di un esecutivo che poggia, come i precedenti, sulla cosiddetta troika formata dal primo partito alle scorse elezioni, il movimento per la rinascita islamica Al-Nahda (dalle cui fila proviene il neo-premier), con gli alleati minori laici, Ettakatol e Congrès pour la République (che ha espresso l’attuale presidente della Repubblica, Moncef Marzouki).

Unica novità: la presenza in dicasteri chiave di personalità cosiddette “indipendenti”, non provenienti da partiti politici. Ci riferiamo al neo-ministro degli esteri, il diplomatico Othman Jarandi; a quello degli interni, Lotfi Ben Jedou; a Rachid Sabbagh, ora a capo della difesa e Nadhir Ben Ammou, nominato guardasigilli. Un altro posto chiave, quello di ministro delle finanze, è andato ad un economista vicino al partito di maggioranza Ettakatol . Scopo di questa nuova compagine governativa, nata a seguito della crisi politica scoppiata dopo l’assassinio dell’esponente della sinistra radicale Chokri Belaïd a inizio febbraio, è traghettare il Paese alle prossime elezioni parlamentari e presidenziali affrontando i nodi economico-sociali.

Il grosso problema è che per riportare il Paese alle urne c’è bisogno che la Costituente porti a termine il suo compito, quello di scrivere una nuova Carta fondamentale. I tempi si sono dilungati più del previsto soprattutto a causa di ferventi dibattiti tra chi come Al-Nahda ed i Salafiti che reclamano un maggior ruolo dell’islam nel futuro del Paese, e le componenti laiche e della sinistra che vi si oppongono. Le scadenze finora non sono state rispettate e la Tunisia attende chiarezza per mettere la parola fine a questo ormai biennale processo di transizione da un potere autocratico ad una democrazia dignitosa.

 

Intanto nelle ore precedenti il dibattito parlamentare sulla fiducia al governo Larayedh, la stessa capitale è stata teatro dell’ennesimo auto-rogo di un disoccupato, che si è dato alle fiamme davanti al Teatro municipale, nel centralissimo Avenue Habib Bourguiba. Si chiamava Adel Kedhri il 27enne, che non è sopravvissuto alle ustioni ed è deceduto nelle prime ore del mattino di mercoledì (fonte: Reuters). Negli ultimi due anni sono stati moltissimi gli emuli di Muhammad Bouazizi, il venditore ambulante resosi torcia umana nel dicembre 2010 a Sidi Bouzid dando il la alla rivolta tunisina anti-Ben Ali.

Ciò è sintomo del fatto che i principali nodi che hanno condotto alle enormi manifestazioni di piazza negli anni scorsi, ossia quelli socio-economici, con un sistema-Paese che non è riuscito ad assorbire la grande massa di giovani dotati di un livello formativo molto elevato ma a tutt’ora disoccupati, non sono ancora stati risolti, né affrontati. La popolazione è alle strette, la crisi si fa sentire e la confusione nel Paese sembra tangibile, anche vista dall’esterno.

A quanto riporta l’agenzia Reuters sono in corso trattative con il Fondo Monetario Internazionale per un maxiprestito di 1,78 miliardi di dollari. La qual cosa significherebbe per la Tunisia l’obbligo di attenersi alle linee guida dei Piani di aggiustamento strutturale del Fmi: netti tagli alla spesa pubblica, riduzione dei servizi, privatizzazioni e liberalizzazione sfrenata dei mercati. La vecchia ricetta dell’austerity già sperimentata da queste parti e che non sembra per nulla poter essere la mossa risolutiva della crisi economica del Paese del Maghreb.

 

Sul fronte dei diritti umani, per i quali il nuovo establishment della nazione nordafricana si è finora distinto in negativo, c’è da registrare una notizia importante. La magistratura, a quanto apprendiamo dal sito Kapitalis, ha sospeso per un mese le attività delle Ligues pour la protection de la révolution, le milizie sostenute dagli islamici di Al-Nahda e alleati che nei mesi scorsi sono state protagoniste di violenze e abusi che ricordavano le “squadracce” dei regimi totalitari nazifascisti. La motivazione ufficiale per lo stop è la violazione della normativa riguardante le associazioni.

 

 

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