Tunisia: assassinato un altro leader dell’opposizione di sinistra

Dopo la tragica uccisione di Chokri Belaïd il 6 febbraio scorso, la Tunisia in stallo del “nuovo corso” targato al-Nahda ha vissuto oggi un altro momento di lutto. Mohamed Brahmi, 58 anni, deputato nasserista all’Assemblea Costituente tunisina, è stato freddato verso mezzogiorno da una decina di pallottole sparate da due sicari a bordo di una vespa, davanti alla sua abitazione di Ariana, a nord di Tunisi.

Le circostanze dell’episodio sono tristemente simili a quelle dell’assassinio di Belaïd (che vi abbiamo raccontato qui), in una vicenda che si ripete e che fa salire la già alta tensione in Tunisia.

Oggi si doveva “festeggiare” la repubblica tunisina nata nel 1957 e, nell’occasione, anche quella “primavera” o “rivoluzione” che è rimasta tale solo nei titoli dei giornali, non solo a Tunisi dove è partita, ma anche negli altri Paesi in cui si è diffusa (si pensi alla situazione attuale in Egitto, in Siria, in Libia, con le dovute differenze). Ed invece la popolazione è scesa in piazza esasperata dall’ennesimo dolore causato da “squadroni della morte” ignoti e impuniti.

Da più parti si addebita la responsabilità morale (potendo solo ipotizzare quella materiale) al movimento islamista divenuto primo partito al potere, al-Nahda (“la rinascita”). Il quale, come avete potuto leggere negli ultimi mesi su queste pagine, ha messo in piedi ufficiosamente le cosiddette Ligue pour la protéction de la Révolution, né più né meno che “squadracce” assoldate con il compito di reprimere il dissenso.

L’avenue Bourguiba, principale arteria di Tunisi, oggi pomeriggio è stato affollato da migliaia di persone, che si sono recate anche davanti al ministero dell’Interno, al grido di “assassini!” e “terroristi!”. Dal canto loro, sia il governo di Ali Larayedh sia il presidente della repubblica Moncef Marzouk hanno ufficilamente condannato il gesto, prendendosela contro chi vorrebbe “destabilizzare il Paese” e “impedire che il processo avviato dalla rivoluzione faccia il suo corso”.

Ma chi era Mohamed Brahmi?

Da più parti si è letto, come per Belaïd, che faceva parte dell’opposizione “laica”. Molto più opportuno è chiamare le cose per il loro nome: entrambi erano dirigenti dell’opposizione di sinistra all’attuale governo tunisino, quella che si ritrova nella cartello del Front Populaire (per esteso: “Fronte Popolare per la realizzazione degli obiettivi della rivoluzione”), molto variegato contenitore delle sinistre tunisine, da quella ecologista a quella socialista panaraba a quella marxista-leninista. Usare il termine “laico” ci fa cadere nella solita contrapposizione, prettamente occidentale e occidentalista, tra musulmani e non-musulmani. Il cuore del problema sta invece altrove: il problema delle forze ora al potere è che sono conservatrici, poco democratiche e repressive. Tra l’altro, al potere non c’è solo al-Nahda, ma una coalizione di tre partiti (spesso definita “Troika”) tra i quali due che definiremmo “laici” (Ettakatol e il Congresso per la Repubblica), ma che sposano ugualmente la discutibile linea di conservatorismo e repressione.

Nello specifico, Mohamed Brahmi era un esponente della componente nasserista (che si ispirava cioè a Gamal ‘Abd al-Nasser, storico presidente egiziano e leader panarabo), ossia socialista e molto legata all’idea dell’unione e della solidarietò tra i Paesi arabi. Attivo fin da giovane nel sindacato e nelle organizzazioni studentesche, con all’attivo due arresti da parte del regime di Ben Ali, nel 2005, ancora sotto la dittatura, fonda il Movimento Unionista e Nasserista, che agisce in clandestinità. Dopo le rivolte tunisine del 2011 è tra i fondatori e dirigenti del Mouvement du Peuple, partito che riunisce tutte le forze nasseriste e che aderisce al già citato fronte comune dell’opposizione. All’inizio di queste mese, in disaccordo col Movimento, fonda un altro piccolo partito, la Corrente Popolare. Deputato dell’Assemblea Costituente, non aveva mai risparmiato, come del resto Belaïd, toni forti di critica contro il governo e contro al-Nahda. Proprio denunciando influenze e infiltrazioni di quest’ultimo anche nel Mouvement du Peuple politica aveva deciso di distaccarsene.

Domani (venerdì) si terranno funerali solenni per questo secondo lutto occorso ad un esponente del Front Populaire, che invita a non cedere alle intimidazioni e a continuare a ribellarsi contro le scelte della “troika” tunisina.

Si attendono le conseguenze dell’accaduto sulla politica del Paese maghrebino e sulle sue istituzioni, che ancora non hanno portato a termine il compito temporaneo assegnato loro: redigere una nuova Costituzione per indire nuove elezioni democratiche parlamentari e presidenziali. Ricordiamo che a seguito dell’assassinio di Chokri Belaïd e delle forti contestazioni lo scorso esecutivo è caduto e ne è stato formato uno nuovo.

 

Gli articoli di Radio Mosaïque Fm, alla quale Brahmi aveva rilasciato le sue ultime interviste.

La notizia su Kapitalis (che si chiede anche: Chi sarà il prossimo?), Nawaat (che ha fatto un live-blogging) e Le Monde.

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