Turchia e criminalizzazione del dissenso: un rapporto di Amnesty International

L’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani ha pubblicato oggi un rapporto sullo Stato turco, focalizzato soprattutto sul grave problema delle limitazioni alla libertà di espressione. Che rischia di aggravarsi con le nuove riforme in discussione al Parlamento.

Su First Line Press abbiamo già affrontato il tema parlando della particolare classifica del Comitato Internazionale per la Protezione dei Giornalisti, che vedeva Ankara come “maglia nera”  in quanto a tutela della libertà di stampa, con il record di giornalisti arrestati e in prigione.

In un comunicato stampa diffuso sulla rete, John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, conferma le «centinaia di procedimenti giudiziari a carico di attivisti, giornalisti, scrittori e avvocati. Si tratta – continua Dalhuisen – di uno dei più radicati problemi legati ai diritti umani nel paese».

Il ben documentato rapporto Decriminalize Dissent. Time to Deliver on the Right to Freedom of Expression presentato oggi analizza i 10 più problematici articoli di legge che mettono a rischio la libertà di espressione nel Paese, in particolare l’articolo 301 del codice penale sulla «denigrazione della Nazione turca» e l’articolo 318 dello stesso codice, che sanziona i tentativi di «allontanare il pubblico dal servizio militare».

Decisamente ambigua e quindi facilmente strumentalizzabile è poi la definizione di «terrorismo» presente nella legislazione turca, che consente arresti e processi totalmente arbitrari nei confronti di chi parla o scrive della questione curda, ad esempio, o dei diritti delle “minoranze” non turche. Nel rapporto (che fa seguito ai molti altri pubblicati da svariate organizzazioni) Amnesty inoltre suggerisce le modifiche che sarebbe auspicabile fossero attuate rispetto ai codici per un allineamento agli standard internazionali dei diritti umani.

Il pacchetto di riforme ora dibattuto nell’assemblea legislativa turca sembra invece ancora una volta evitare i principali nodi del problema, di fatto restando uno specchietto per le allodole e soprattutto un’occasione persa (così la definisce anche l’organizzazione pro-diritti dell’uomo) perché la società turca stia in buona salute.

 

A questo link trovate il rapporto di Amnesty International (in inglese, formato pdf).

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