Tutte le periferie si assomigliano. Ogni periferia è disgraziata a modo suo.

Parafrasando l’incipit di Anna Karenina, questa volta vorrei parlare di Marsiglia : tra l’altro, quest’anno è anche capitale della cultura 2013. O forse piuttosto che « capitale de la culture », come si dice in francese dovrebbe essere « capitale de la rupture » così come la interpreta una rapper marsigliese, Keny Arkana. La « rottura » o frattura è evidenziata dalla forte contraddizione che caratterizza la seconda città di Francia per popolazione,  tra il centro abbellito a festa, dal 13 gennaio scorso  e le « cité » del nord, brutte, sporche e cattive. Qui  è anche difficile spostarsi, soprattutto di notte, quando i collegamenti resi possibili dai mezzi pubblici che non ci sono dopo un certo orario, mentre ci sono dal centro alla periferia, sono sporadici a senso inverso. Voi siete là e ci restate, sembra dire Marsiglia « centre ville ». Si tratta di un qualcosa tipico delle città francesi, che ho notato anche nel soggiorno a Montpellier, ovvero la periferia, vive di vita propria,  si trova la posta,  tutti i servizi, le banche, i luoghi pubblici, le « dependance » di uffici comunali, che fanno diminuire progressivamente i contatti tra periferia e centro. Una città nella città, una frattura sempre più evidente.

Consiglio come colonne sonora « Capitale de la rupture », di Keny Arkana il cui testo è difficile da reperire, in cui « l’esprit » di città porta dell’Oriente, aperta a culture sembra star perdendo il suo ruolo di posto di incontro, con tutte le telecamere che ne riempiono le strade controllando i movimenti delle persone che la abitano.

Qui il link alla canzone

di Filippo Cambise

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