“Tutti i difensori dei diritti umani in Egitto continuano a subire processi” Intervista a Rawda Ahmed

Lorenzo Giroffi

L’Egitto ha un substrato di desideri ed una spinta emotiva che a tratti si sono già trasformati in disillusione, ma che comunque pulsano e che sono tangibili in ogni angolo di strada.

La nuova Costituzione, gli apparati di potere, i legami col vecchio regime, la nuova egemonia dei fratelli Musulmani e la difesa dei dritti umani. Tutti temi che proveremo ad analizzare con diverse personalità, perché l’Egitto può davvero essere una sorta di cartina di torna sole, riconoscendone tutte le differenze, per chi vuole costruire mattone per mattone un nuovo tipo di società.

Partiamo dalla legge e dagli ultimi strumenti di essa, volti a tutelare la voglia di libertà dopo anni di dittatura.

Rawda Ahmed, avvocato a capo dell’Arabic Network for Human Rights Information, è una giovane che può al meglio rappresentare il sentimento di una generazione che mette a servizio dei desideri della rivoluzione il proprio sapere. La sua attività e quella del gruppo di legali col quale lavora è affianco di tutti gli attivisti, i bloggers, i protestatari ed i difensori dei diritti umani che si sono trovati sul proprio groppone un processo od accuse della Corte di Giustizia.

Rawda Ahmed prova a farci capire quali limiti deve affrontare la società egiziana, anche post-rivoluzione, nei confronti di una legge ancora poco propensa alla tutela della libertà d’espressione. La incontro nella Downtown infuocata del Cairo, in uno di quei palazzi che ha iniziato ad ospitare associazioni di ogni genere, in cui tutti sono volenterosi di cambiare la quotidianità del Paese e magari scendere in piazza il venerdì.

Cosa è cambiato per la libertà di espressione dopo la rivoluzione del 2011?

<<La libertà prima della rivoluzione era sicuramente in uno stato pessimo, ma dopo la caduta di Hosni Mubarak non è che sia cambiato molto. Prima della rivoluzione il lavoro nel campo dei diritti umani era perseguitato. I bloggers e gli attivisti dovevano subire processi: proprio come ora. Tutti i difensori dei diritti umani continuano a subire processi. L’unica differenza è che ora gli attivisti lottano con decisione per il rispetto dei loro diritti. Prima della rivoluzione c’era il divieto dichiarato della libertà d’espressione in Egitto, ma dopo la rivoluzione ci sono stati nuovi casi di persecuzione, come il reato d’oltraggio, con procedimenti a carico di chi ha insultato il presidente eletto Morsi: per questa ragione l’attivista Ahmed Douma sta subendo un processo. Anche l’opinione pubblica è deviata da questi processi, perché ad esempio si concentra sui procedimenti penali contro i Black Bloc, pensando che quel gruppo di attivisti sia la causa principale di tutti i problemi in Egitto>>.

Si cercano sempre complicati parallelismi tra i Black Bloc in Egitto e quelli che hanno operato negli ultimi anni in Occidente. Tuttavia le loro azioni sembrano molto diverse. Puoi raccontarmeli e soprattutto in che modo la legge egiziana li contrasta?

<<I Black Bloc sono un gruppo di persone (riconoscibile per i volti mascherati) che va per strada, principalmente per difendere i manifestanti dalle violenze della polizia e di frange che non hanno nulla a che vedere con gli intenti di piazza, ma agiscono anche per evitare le violenze sessuali sulle donne che si trovano in corteo e che spesso sono prese di mira. Quindi noi come avvocati siamo rimasti sorpresi dell’arresto di alcuni dei Black Bloc, viste le loro intenzioni. Il Ministero degli Interni tratta loro come se non fossero persone. Le indagini sono condotte senza alcun rispetto. Viene setacciato tutto il materiale internet, da Twitter a Facebook e vengono coinvolte tutte le persone che hanno roteato attorno a gruppi di protesta. La polizia compie vere e proprie retate in casa ed arresta i sospettati. Ci sono violazioni dei diritti per questi processi, perché in pratica questi non ci sono. Dopo l’arresto si fanno subito i conti con le accuse: in prigione da sospettati. Al momento ci sono otto arrestati definiti dalle autorità come appartenenti ai Black Bloc>>.

Generalmente quali tipi di accuse e quali procedimenti penali devono subire gli attivisti arrestati in Egitto?

<<Al momento non sono chiare le accuse contro gli attivisti tratti in arresto. Il tutto è poco chiaro e molte volte il Pubblico Ministero compie rettifiche continue sul singolo caso. Le accuse generiche comunque sono di appartenere ad un gruppo violento e di aver insultato i Fratelli Musulmani, ma comunque c’è un grosso buco nero sulla reale definizione dei reati>>.

La legge egiziana al momento ha gli strumenti necessari per difendere il lavoro degli attivisti, dei giornalisti, degli avvocati e di tutte le persone vogliose di esprimersi liberamente?

<<In realtà ci sarebbero molte modifiche da fare, perché anche lo stesso lavoro degli avvocati non rispetta la legge, ma il volere politico. All’interno della Corte di Giustizia operano ancora giudici e pubblici ministeri legati al vecchio regime. A loro fa comodo tenere questi standard di accuse contro ad esempio i Black Bloc, così possono controllare e reprimere gli attivisti o comunque i dissidenti di ogni genere. Noi abbiamo portato avanti proposte per migliorare il sistema, ma al momento non abbiamo ricevuto risposte>>.

Nelle lacune che racconti quanto può incidere la nuova Costituzione? Quanto questa potrà diventare garante di libertà? Quali invece i passaggi a vuoto che rappresenta?

<<La nuova Costituzione è una parte della nuova società, quella che ha potuto lavorare ad essa, ma c’è stata anche una bella fetta che ne è stata esclusa. Questo è il grande problema, perché non garantisce la libertà di tutti, perché non tutto il popolo egiziano ha potuto lavorare all’elaborazione della Costituzione. Questo nuovo testo non rispetta le ambizioni della società egiziana. È lontana dalla libertà d’espressione, che viene repressa. Per fare in modo che vengano applicate le leggi di libertà, deve essere modificata questa Costituzione, perché il suo punto di vista fa perdere tempo alle richieste di libertà e dignità scaturite dalla rivoluzione>>.

 

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