Twitter e le manifestazioni: il social che cambia il flusso delle informazioni

L’utilizzo dei social network nei movimenti di dissenso, come collettore, aggregatore d’iniziative ed informazioni parallele a quelle mainstream è un argomento sviscerato forse in maniera banale, ma volendo porre un accento particolare sullo strumento Twitter, possiamo imbatterci nelle considerazioni di Evan Henshaw Plath, uno dei membri fondatori del social dal cinguettio più famoso del globo, che ha rilasciato un’intervista a Radio Netherlands Worldwide. Ha dichiarato essere logico il legame tra Twitter ed i movimenti di protesta, perché intrinseco nei valori primordiali del social, ispiratosi a TXTMob (messaggistica da sms a contatti personali ed a sconosciuti) per allargare la cerchia delle idee.

<<Inizialmente non è stato preso sul serio Twitter, criticato dai soliti noti per il suo limite di 140 caratteri. Pensavano che questo parametro potesse dare sfogo solo a pensieri banali, poi invece gli utenti hanno potuto relazionarsi con piccoli e grandi gruppi, per scambiarsi informazioni ad esempio sulle azioni di repressione delle polizia>>.

Tale metodologia di messaggistica è stata poi adottata anche dalla Convention nazionale statunitense repubblicana del 2004. La storia personale di Evan Henshaw Plath non è fatta solo di informatica e laboratorio, ma anche di attivismo sul campo. È un punto di riferimento per il supporto tecnico al movimento no global e nel 2000 fu espulso dalla Repubblica Ceca per aver partecipato alle manifestazioni contro la riunione dei vertici della Banca Mondiale.
<<Con semplici smartphone, che ormai tutti posseggono, possono essere portate in giro per il mondo migliaia di stazioni radio pirata, che possono comunicare cosa succede in una manifestazione lontana chilometri>>.

Lo sviluppo di Twitter è partito da una forma rudimentale di scrittura, che appunto era il semplice TXTMo, fino al 2006. In quell’anno nasce Twitter, quando la scena però era ancora dei vari Myspace e Msn Messenger.

<<Abbiamo invertito il flusso delle informazioni. Non si decide di focalizzarsi su chi invia messaggi di troppo, ma si decide chi ascoltare: proprio al contrario di quanto accade con la televisione. Un altro valore fondamentale è quello che tutti i media, partecipanti o meno ad una discussione, possono leggere i messaggi, senza approvazioni preventive>>.

Non sembra dunque così casuale il binomio manifestazioni/Twitter.

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