Twitter, il capitalismo e una maschera antigas

Juan Domingo Sánchez Estopn nelle colonne di Alfabeta racconta un’immagine che in molti abbiamo visto ultimamente circolare per i vari social network, l’uccellino di twitter coperto da una maschera antigas. Twitter è stato, indubbiamente (anche se non ci sarebbe da sopravvalutarlo troppo come strumento) uno dei metodi di comunicazione e di chiamata alle manifestazioni da qui spunta proprio la riflessione dell’autore tra capitalismo, consumismo, Marx e via dicendo…

L’uccellino di Twitter con il becco coperto da una maschera antigas: questo è il simbolo che hanno adottato i compagni turchi di piazza Taksim. Molti hanno criticato questo simbolo perché consumista o perché evidenzierebbe una mania per i social network, sostenendo che poiché la rete appartiene al capitale allora il suo uso non può che essere controproducente per noi. Tuttavia in un contesto capitalista quello che succede con Twitter, che, non dimentichiamolo, è uno strumento di lavoro, è quello che succede con tutti gli altri strumenti. Sono capitale fisso, lavoro morto: sono allo stesso tempo qualcosa che appartiene al lavoratore (il prolungamento delle sue membra e dei suoi organi, una protesi), sia qualcosa che gli è stato espropriato. Ecco perché tutti gli strumenti hanno questo carattere ambivalente: sono la potenza collettiva dei lavoratori, ma formalmente questa potenza appartiene a qualcun altro. Continua a leggere qui..

Per approfondire il tema sarebbe anche da segnalare un’editoriale del The New York Times, nelle colonne del quotidiano statunitense, infatti, il columnist Thomas Friedman provava (approssimando e generalizzando molto) a trovare un filo rosso nelle varie rivolte in giro per il mondo dalla Turchia al Brasile, Egitto e via dicendo. Sintetizzava così il suo ragionamento in tre punti, uno dei quali era proprio la diffusione dell’utilizzo dei social network e degli strumenti di comunicazione in generale proprio nei suddetti stati (gli altri due punti riguardavano: la gestione prepotente del potere e la condizione precaria della classe media).

C’è da ricordare (e lo hanno fatto in molti con anche parecchie pubblicazioni) come sia stato utilissimo lo strumento twitter, ma anche qualsiasi altro social network per la diffusione delle varie manifestazioni e notizie, ma c’è da ricordare anche come sia stato completamente snobbato (per esigenza) dalle classi più povere, come per esempio in Egitto: coloro che presidiavano piazza Tahrir 24 ore al giorno non avevano uno smartphone o un computer, e soprattutto chi sull’Egitto scriveva tweet lo fa e lo ha fatto il più delle volte in un perfetto inglese e magari dalle zone bene del Cairo. Difficilmente le stesse persone sarebbero in prima linea nelle manifestazioni e negli scontri contro qualsiasi regime.

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