Un bambino in fuga, attraversa il deserto con la speranza di rincontrare la famiglia

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Raccontare la Siria di questi ultimi quattro anni, oltre le bombe e le scacchiere geopolitiche, contempla sicuramente i  profughi, i morti e le famiglie smembrate. Chi scappa resta aggrappato ai pochi beni che custodisce ed alla speranza di ricostruire pezzi della propria quotidianità. La storia di Marwan è emblematica di tutto ciò.

Un bambino di quattro anni, con una busta di plastica tra le mani, contenente beni messi al riparo ed una camminata spedita in mezzo al deserto, nella terra di confine con la Giordania, in fuga dalla guerra siriana.

Il bambino era in cammino verso un campo profughi giordano. Stava attraversando il deserto con la speranza di rincontrare i propri familiari. È stato trovato durante la sua traversata da operatori  dell’UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees), che hanno assistito Marwan, chissà da quanto tempo in viaggio ed esposto al freddo dell’inverno. Il bambino è riuscito ad avvicinarsi al campo di Za’atari, dove ci sono già centomila profughi.

Nelle ultime settimane, il fallimento dei colloqui di Ginevra hanno sicuramente intensificato la diaspora dei siriani, perché ancor più scoraggiati da una possibile risoluzione del conflitto.

Secondo i dati dell’UNHCR sono due milioni e mezzo i profughi scappati dalla Siria e rifugiatisi in altri Paesi del medioriente, volendo poi andare con la lente d’ingrandimento sul dato, si legge che settantamila famiglie scappate sono senza il padre, perso in battaglia. Nei campi profughi sono presenti tanti Marwan, perché sono tremila e settecento i bambini separati sia dal padre, che dalla madre.

La foto del bambino che attraversava in solitaria il deserto con la sua busta di plastica  è stata scattata da, Andrew Harper, cooperante dell’Unhcr.

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