Un fallito tentativo di golpe in Ciad?

Nella capitale N’Djamena la Festa del Lavoro è stata anche la giornata di un presunto tentativo di «destabilizzazione», a quanto affermano le autorità del Paese, guidato da ben 23 anni dal presidente Idriss Déby Itno (foto).

È difficile avere notizie dal Paese, solitamente lontano dai riflettori dei mezzi di comunicazione internazionali anche a causa del pesante regime autoritario. Fatto sta che lo Stato ha fatto sapere di essere intervenuto per porre fine all’azione di alcuni «malintenzionati», protagonisti di sparatorie contro le forze dell’ordine contemporaneamente in due diverse zone periferiche della capitale. Non ci sono bilanci ufficiali in termini di vittime, ma alcune fonti delle forze dell’ordine parlano di tre morti e una quindicina di feriti. Il ministro della comunicazione in un comunicato ha fatto sapere che l’azione delle autorità è stata diretta contro gruppi che da oltre quattro mesi avrebbero tramato per «rimettere in discussione la pace faticosamente conquistata nel Paese».

In quanto autori di questa azione di destabilizzazione del potere, che le autorità esitano a denominare “colpo di Stato”, sono state arrestate personalità di spicco civili e militari ciadiane. In particolare, in stato di arresto per le indagini del Procuratore generale figurano il generale Weiding Assi Assoue, più volte ministro della difesa ed anche capo di stato maggiore dell’esercito; il generale David Beadmadji Gomine, a capo della magistratura militare, e due parlamentari: Mahamat Mallou Kadre, deputato del MPS (Movimento Patriottico di Salvezza, il partito del presidente Déby) e Salek Makki del CPDC (Coordinamento dei Partiti politici per la Difesa della Costituzione, principale gruppo d’opposizione).

Proprio tali arresti inducono molti dubbi su quanto effettivamente accaduto: è stato davvero un mancato golpe oppure si è trattato di un regolamento di conti interno all’establishment e contro le forze d’opposizione? Tanto più che secondo fonti vicine all’opposizione, citate dal sito Jeune Afrique, gli incidenti avvenuti nella periferia della capitale N’Djamena non avrebbero avuto nessun collegamento tra di loro, ancor meno di carattere complottistico.

Questo Stato dell’Africa centrale non è nuovo a simili manovre, più o meno oscure, di potere. Nel 1990 l’attuale presidente della Repubblica Idriss Déby Itno è salito al potere rovesciando con la forza il precedente dittatore Hissène Habré, a sua volta autore di un golpe nel 1982 e supportato dalla Francia e dagli Stati Uniti per combattere contro la Libia di Gheddafi, che aveva occupato la parte settentrionale del Paese dopo aver sostenuto la fazione precedentemente al governo del Paese. Il Ciad, tra i Paesi più poveri del Continente anche per l’infelice posizione geografica senza sbocchi sul mare e in pieno Sahara, è anche una delle dittature più feroci, stando anche al rapporto 2012 di Amnesty International: torture, repressione, stupri nei confronti delle donne, limitazione dei diritti fondamentali sono parole all’ordine del giorno. Nell’indifferenza dell’opinione pubblica internazionale e con la complicità di Paesi come la Francia, che colonizzatori qui, come in molti altri Paesi dell’Africa, non hanno mai smesso di esserlo nonostante un’indipendenza di facciata.

 

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