Una legge minaccia le Ong in Egitto

Il presidente egiziano Mohamed Morsi ha inviato al consiglio consultivo, la camera alta del Parlamento, la proposta di legge sulle Ong. Una legge che, si teme, possa paralizzare la società civile egiziana.

Nonostante le parole pronunciate da Morsi oggi nel corso di una conferenza sulle organizzazioni non governative in cui si è dichiarato consapevole dell’importanza delle Ong e del ruolo che esse svolgono nel promuovere lo sviluppo del paese, la legge che la camera alta del parlamento si appresta ad approvare ridurrà drasticamente la libertà di azione di oltre 41.000 organizzazioni non governative che operano sul territorio egiziano.

La legge, infatti, permetterà al governo di intervenire nelle attività e nella gestione delle organizzazioni della società civile e di controllarne i finanziamenti. In questo modo, come hanno fatto notare diversi critici, tutte le Ong egiziane diventeranno parte integrante dell’apparato statale egiziano perdendo totalmente la loro indipendenza.

Le interferenze del governo egiziano nelle attività delle ong non sono nuove: Mubarak durante il suo regime aveva fatto largo uso della legislazione repressiva per scoraggiare le organizzazioni della società civile che denunciavano le frodi elettorali, gli abusi e le torture. Nel 2002 era stata approvata la legge 86, aspramente criticata per aver affidato allo stato il controllo sulla creazione e le attività delle Ong.

Ora Morsi intende continuare sulla linea del suo predecessore proponendo un progetto di legge che intende “imbavagliare” le Ong secondo quanto ha dichiarato il capo dell’ufficio di Human Rights Watch in Egitto, Heba Morayef. La proposta di legge permetterà al governo egiziano di intervenire in quasi ogni aspetto della vita di una ong: dalla composizione e l’elezione dei membri del consiglio fino alle loro competenze e al loro orientamento politico. Oltre a considerare le Ong come istituzioni dello Stato e i loro dirigenti e membri come funzionari statali, la legge prevede controlli amministrativi e finanziari a cadenza bimestrale e istituisce un rigido processo di registrazione per le Ong. Verrà istituito un comitato composto da 9 membri che sarà incaricato di approvare la registrazione delle Ong e potrà rifiutare la registrazione di quelle organizzazioni considerate in contrasto con i “bisogni” della società egiziana.

Insomma un vero e proprio attentato alla libertà di espressione e di organizzazione della società civile egiziana che teme che l’approvazione di questa legge possa decretare la nascita di un nuovo stato di polizia, ancora più repressivo di quello precedente. Se la proposta dovesse diventare legge le Ong in Egitto avranno vita dura, se non impossibile.

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