Una parabola postmoderna

On/off. Start/Game over. Login/logout. Si entra e si esce: da un film, un videogame, una pagina web o un’opera d’arte. Ma non è sempre così. La vita e lo schermo si possono incrociare in un viaggio allucinogeno.

In Inland empire David Lynch riflette su questo. Un’attrice sprofonda nella parte senza riemergere. Il film come un ossessione prosegue fuori dal set cinematografico. In Videodrome di David Cronemberg, il protagonista, invece, viene risucchiato da uno schermo, che pulsa e ansima. Il regista fonde realtà e fiction, carne e tecnologia: “Lo schermo televisivo, ormai, è il vero unico occhio dell’uomo. Ne consegue che lo schermo televisivo fa ormai parte della struttura fisica del cervello umano. Ne consegue che quello che appare sul nostro schermo televisivo emerge come una cruda esperienza per noi che guardiamo. Ne consegue che la televisione è la realtà e che la realtà è meno della televisione”.

Così gli uomini divengono un tutt’uno con i loro oggetti. Uomini e film. Personaggi, parti, ruoli. Uomini, inclusi i Papi.

I film sono protesi dei sogni, dell’infanzia, dell’immaginazione. Viceversa noi diventiamo a poco a poco estensioni della macchina cinematografica, estensioni di Hollywood come della TV.

A darci un esempio, recentemente, non è un regista, né un artista performativo, ma Papa Benedetto XVI. L’annuncio della dimissioni, evento eccezionale nella storia, non ha destato grande stupore. Lo shock per molti è stato piuttosto l’effetto strano, di già sentito, come un déjà-vu davanti ad una scena di Tarantino. In effetti il link con un film di qualche anno fa, Habemus papam, è immediato. Come in una pittura di Kantor, dove l’uomo fuoriesce dalla tela bidimensionale per divenire corpo, così la figura del papa in crisi esce dal film di Nanni Moretti per incarnarsi.

Papa Joseph Ratzinger cita un grande cineasta italiano, compiendo un gesto da autore postmoderno, una performance.

Nel film Michel Piccoli interpreta un papa incapace di assumerne il ruolo; un individuo moderno, che riconosce i limiti dell’uomo di fronte alla responsabilità attribuitagli.

Qualcuno sostiene che dal punto di vista storico le dimissioni di Papa Benedetto XVI appaiono in assoluta discontinuità con la tradizione e la prassi della chiesa. Non si possono fare paragoni con Celestino V, né con Gregorio XII, che furono costretti a rinunciare. Il gesto di Benedetto XVI così assume una portata “non semplicemente innovativa, ma rivoluzionaria”  (Roberto de Mattei). E aggiungerei: sancisce l’ingresso della chiesa nel postmoderno.

 

… Si racconta che Papa Joseph Ratzinger fosse un erudito. Che nella sua grande biblioteca fosse venuto a contatto con il soggettivismo, il relativismo culturale, le teorie del caos…

 

Nel 2013 la rinuncia al papato potrebbe essere interpretata come una parabola postmoderna. Non si è verificata la fine del mondo, ma forse si è arrivati ad una nuova consapevolezza: oggi sono possibili solo micro-narrative, senza pretese di veridicità, assolutezza o universalità.

 

di Angelo Ciniglio

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