Una Via Europea per la Jugosfera?

Gianmarco Pisa (IPRI – Rete CCP)

E se, tramontato il socialismo dell’autogestione, fosse l’Unione Europea a consentire una “rinascita” per la Jugoslavia? Per quanto futuribile, l’idea non è nuova e la prospettiva che le fa da sfondo  sembra, per la prima volta da vent’anni, in effetti percorribile, alla luce dell’accelerazione impressa all’allargamento verso i Balcani.

Come illustrato nella stesura di “Vene Kosovare” ed approfondito nel prossimo “Latitudini dell’Immaginario” (entrambi per la collana e-book di First Line Press), l’Europa ed i Balcani sono in reciproca evoluzione: ingresso della Croazia il 1° Luglio, apertura dei negoziati di adesione della Serbia e di associazione dell’auto-governo del Kosovo dal 1° Gennaio, la Macedonia candidata dal 2005 e il Montenegro dal 2006, la Bosnia certo, alle prese con il rompicapo istituzionale dettato a Dayton, ma dove pure sembrano aprirsi prospettive interessanti dal punto di vista civico, al netto della separazione etnica post-bellica codificata nelle istituzioni.

Esattamente come il processo di adesione all’Unione Europea è, al tempo stesso, politico ed economico, dettato cioè sia dagli interessi degli Stati più forti (pensiamo alle pressioni che la Germania sta continuando ad esercitare in relazione al riconoscimento del Kosovo o al ruolo giocato nel promuovere le secessioni di Slovenia e Croazia), sia dalle condizioni economiche imposte dal neo-liberismo europeo (i parametri di Maastricht), così anche il processo di rifondazione di tale euro-jugo-sfera sembra animato dagli stessi principi.

Intanto, alcune ben fondate motivazioni economiche: la sfida dell’ingresso in un mercato differenziato e competitivo come quello europeo e l’appartenenza ad un “mercato unico” naturale, con consolidate e storiche connessioni, come quello dello spazio economico dell’Europa del Sud Est. Non a caso, proprio alla vigilia dell’ingresso croato è stata rilanciata l’idea di unire le imprese commerciali della regione, in primo luogo Slovenia, Croazia, Serbia e Montenegro; e recentemente la compagnia “Agrokor”, che ha acquisito la catena “Merkator”, ha riproposto il progetto di unire le imprese dei paesi ex jugoslavi. In linea col progetto, la creazione del consorzio “Feniks”, nel settore dell’edilizia, ha radunato le compagnie di settore della regione.

Se una rinnovata “jugosfera” potrà fondarsi sulle basi di una “convergenza economica”, diversi sono i punti di riferimento possibili: i Paesi ex jugoslavi sono già oggi tra loro, quasi tutti, partner economici nell’ambito dell’accordo CEFTA, cui tutti aderiscono. Sono naturalmente collegati da una serie di rotte economiche prioritarie, ad es. le strade, le ferrovie, i fiumi. Infine, il corridoio europeo 10 (che congiunge Salisburgo, Lubiana, Zagabria, Belgrado, Niš, Skopje e Salonicco) ne rappresenta già l’asse portante a livello continentale.

Gli accordi tra i paesi danubiani ne costituiscono la naturale porta comune sia sull’Europa centrale sia sulla Europa orientale. I porti di Fiume (Croazia) al nord e Bar (Montenegro) al sud ne rappresentano il terminale mediterraneo, strategico dal punto di vista commerciale, tanto è vero che oltre il 30% delle merci provenienti dall’Asia entrano in Serbia proprio da Fiume. Slovenia, Croazia e Serbia hanno avviato l’istituzione di un’impresa ferroviaria comune (“Kargo 10”) per il trasporto delle merci e nuovi accordi commerciali sono già in progetto.

Non è da meno il teatro politico. Nel corso dei festeggiamenti per l’ingresso europeo della Croazia, il presidente, Ivo Josipovic, ha lanciato l’idea di una “azione comune” tra i paesi dell’ex Jugoslavia, in vista del comune percorso europeo; si è trattato della prima volta in cui una proposta di tale livello sia stata avanzata dalla leadership croata, tendenzialmente ostile a jugo-ritorni di sorta. Più di recente, commentando l’accordo serbo-albanese per il Kosovo del 19 Aprile e le prospettive europee della Serbia, il premier Ivica Dacic ha ricordato che, dopo l’occasione persa della (pur controversa) “rivoluzione” dei bulldog (5 ottobre 2000) l’attuale congiuntura rappresenta la “seconda chance” per la “modernizzazione” e il “rilancio” delle relazioni regionali del paese.

Qualcuno ha ricordato che il termine di “nuovo conio” «Jugosfera» è stato lanciato proprio nel 2009, all’indomani dei grandi (non sempre positivi) cambiamenti nella regione che hanno riaperto la prospettiva dell’integrazione tra i paesi dell’area. Sia esso una sorta di Benelux Balcanico, sia piuttosto una Jugosfera dai confini più o meno labili, una tale prospettiva di convergenza e di reciprocità può davvero essere una chiave di volta del processo regionale. Soprattutto se la si legge alla luce della storia di ostilità e conflitto che ne ha segnato gli ultimi venti anni. È, più che una nemesi, una clamorosa smentita dei detrattori della Jugoslavia.

Delle prospettive di pace e di giustizia nella regione e dell’azione di riconciliazione dei “Corpi Civili di Pace” si parlerà oggi, in occasione dell’evento “Caffè Balcani: Corpi Civili di Pace in Azione”, alle 17.00, presso il CEICC – ED, in via Partenope 26. Qui tutte le informazioni sull’evento.

Gianmarco Pisa

Osservatorio "La terra dell'inaccessibile". Un punto di vista alternativo, e di prima mano, su aspetti, vicende e contraddizioni dell’Europa del Sud-est, i Balcani appunto, per etimologia, “terra dell’inaccessibile”, eppure così vicini e determinanti anche per le storie di casa nostra e le vicende dell’integrazione e del senso stesso dell’Europa.
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